ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore e pianoforte Alexander Lonquich; Orchestra I Pomeriggi Musicali

Schumann, Hermann und Dorothea op. 136, Ouverture
Burgmüller, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 11
Mozart, Concerto per pianoforte n. 24 in do minore K 491

 

PROGRAMMA

Schumann, Hermann und Dorothea op. 136, Ouverture
Burgmüller, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 11
Mozart, Concerto per pianoforte n. 24 in do minore K 491

 

 

Note a margine Renato Meucci

 

Quando si dice vocazione poetica… Sì, la vocazione poetica di Schumann, non c’è dubbio, è tutt’altro che teatrale, e ne è dimostrazione anche il fatto che ne compose solo una (anche questo non sarà casuale), appunto Genoveva, op. 81, del 1850. La storia è quella della incrollabile fedeltà di Genoveffa, sposa del prode Siegfried, messa a dura prova dalle insidie del perfido Golo, il quale tuttavia infine sopperirà lasciando trionfare l’amore. E sebbene già dalla prima esecuzione risultò inequivocabile l’inadeguatezza di Schumann al senso drammaturgico (l’opera fu accolta tiepidamente nonostante le grandi aspettative al riguardo), numerose parti liriche e l’impianto generale furono apprezzate da subito – alla prima assistettero tra l’altro Liszt e Wagner (quest’ultimo però molto critico nei confronti del melodramma di Schumann). Da allora in poi rimase nel repertorio soprattutto la mirabile sinfonia, che racchiude tutti i motivi principali dell’opera e pur aprendosi con toni preoccupati e talvolta inquietanti, si conclude in un tripudio di festa (esattamente come l’opera stessa) ripercorrendo nel frattempo i principali temi musicali del melodramma, talvolta con accenti assai diversi da quelli che si incontrano nella versione integrale dell’opera.

 

Norbert Burgmüller (1810-1836) è un compositore oggi conosciuto soprattutto grazie al brano che stiamo per ascoltare, ossia lo Scherzo (incompiuto) di una Seconda Sinfonia che una precocissima morte (basti osservare le date sopra riportate) gli impedì di portare a compimento. E se aggiungiamo che tra i suoi più grandi ammiratori vi fu anche Mendelssohn, e che lo scherzo fu completato da Schumann, questo basterà a far capire la rilevanza del pur esiguo lavoro di Burgmüller, e i bagliori che il suo giovane magistero ebbe il tempo si lasciar appena intravvedere.

 

Hermann und Dorothea, componimento scritto da Goethe nel 1796-97 e da lui prediletto ancora negli ultimi suoi anni, si basa su un episodio realmente avvenuto nel 1732, la fuga dei luterani da Salisburgo. Non sorprende che esso abbia attirato l'attenzione di Schumann; il poema dell'amatissimo Goethe, diviso in nove sezioni corrispondenti alle nove muse dell’antichità classica presentava infatti una vasta gamma di tematiche a lui congeniali, ma soprattutto una: l’amore impossibile tra una rifugiata in fuga e il figlio di un possidente di un piccolo centro doveva costituire per il senso di ineludibilità affettiva di Schumann – il quale aveva vissuto il rifiuto da parte del suocero al permesso di sposare Clara Wieck – un potente strumento di ispirazione. Di qui, verso il 1850, l'idea di un progetto teatrale che poi non andò in porto e di cui ci rimane l'ouverture quale unica testimonianza. Nell'accostarsi alla fonte letteraria Schumann, piuttosto che il riferimento diretto all’episodio della fuga dei protestanti, scelto da Goethe, immagina la vicenda in tutt’altro contesto, e preso dall’affermazione degli ideali di libertà e irredentismo della recente rivoluzione di Dresda fa della Marsigliese il tema principale della composizione. In questo brano, come pure in altri di poco successivi (Die Braut von Messina, Julius Cäsar, pure del 1851; e l'ouverture alle Scene dal "Faust" di Goethe, del 1853), Schumann si rifà all'idea beethoveniana dell'ouverture come pezzo che riassume il contenuto poetico dell'opera teatrale, e se, come per Beethoven, l’ispirazione teatrale stenta ad arrivare, l’ouverture finisce per costituire una composizione compiutamente a se stante.

 

A dimostrazione del fatto che la scelta dei brani di un programma di concerto dipende dai più diversi fattori (un bell’argomento: ci tornerò su la prossima settimana), la nostra offerta non si conclude, come ci si poteva aspettare, con un altro brano di Schumann, o a lui collegato, bensì con il Concerto per pianoforte in Do minore K. 491 di Mozart.

 

Si tratta qui di uno dei cinque concerti pianistici che vengono anche definiti “sinfonici” per la rilevanza riservata all’accompagnamento orchestrale. Al di là di questo, faccio notare che si tratta di uno dei due soli concerti mozartiani in tonalità minore che, come sappiamo, è più adatta all’espressione di sentimenti di grave intensità passionale e drammatica; un esempio per Beethoven, che seguirà le sue orme con il suo Terzo concerto per pianoforte op. 37, anch’esso in Do minore.

 



NOTE

M° ALEXANDER LONQUICH Direttore d' orchestra e Pianoforte
Alexander Lonquich è nato a Trier in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. La sua attività lo vede impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista. Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, nel corso degli ultimi anni ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Christian Tetzlaff, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger, Frank Peter Zimmermann, Nicolas Altstaedt e Carolin Widmann. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il "Diapason d’Or" nel 1992, il "Premio Abbiati" nel 1993 e il "Premio Edison" in Olanda nel 1994. Nel 2003 Alexander Lonquich ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si esibisce in Italia, Austria, Svizzera, Germania e Norvegia. Inoltre nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin. Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich collabora stabilmente con l’Orchestra da Camera di Mantova - con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento tra il 2004 e 2007 sull’integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart - e tra le altre con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano. Si esibisce regolarmente per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora anche come direttore-solista. Negli ultimi anni Alexander Lonquich è apparso in tutte le più importanti sale da concerto italiane: il Teatro Carlo Felice di Genova, il Conservatorio e il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio di Parma, il Conservatorio di Torino, il Parco della Musica di Roma e molti altri. Dopo aver effettuato incisioni per EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert, ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn ed un CD di musica pianistica francese dell’inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso, sempre per ECM, la Kreisleriana e la Partita di Holliger. Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti ed Australia. Collabora inoltre in forma stabile con l’Accademia Pianistica di Imola, l’Accademia Musicale Chigiana e la Hochschule für Musik di Colonia. Alexander Lonquich, convinto che il sistema educativo in campo musicale sia da integrare e in parte da ripensare, si è impegnato intensamente nella conduzione di laboratori teatrali/musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti da linguaggi artistici diversi. Tra le altre, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato all’infanzia.

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