ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Rossen Gergov
Pianoforte: Giuseppe Albanese
Orchestra I Pomeriggi Musicali


Chopin, Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore op. 21
Beethoven, Sinfonia n. 6 oin Fa maggiore p. 68 “Pastorale”

PROGRAMMA

Fryderyk Chopin

Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore op. 21

Maestoso

Larghetto

Allegro vivace

 

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore p. 68 “Pastorale”

Erwachen heiterer Empfindungen bei der Ankunft auf dem Lande (Allegro ma non troppo)

Scene am Bach (Andante molto moto)

Lustiges Zusammensein der Landleute (Allegro)

Gewitter. Sturm (Allegro)

Hirtengesang. Frohe und dankbare Gefühle nach dem Sturm (Allegretto)


 

Note a Margine Renato Meucci

 

Quasi contemporaneo del precedente Concerto n. 1, che abbiamo ascoltato qualche settimana fa, il Concerto n. 2 fu eseguito una prima volta nel 1830 in forma privata nella casa paterna di Chopin a Varsavia; nonostante la giovane età del grande pianista, solo 19 anni, la sua fama era già così vasta che la notizia non riuscì a restare nelle quattro mura e il giorno dopo apparve una recensione in termini entusiastici, secondo la quale il virtuoso del pianoforte era da paragonare a Paganini sul violino, e anzi si poteva considerare “il pianista più grande di tutti!”. La successiva esecuzione al Teatro nazionale di Varsavia fu dunque preparata e ancor più acclamata.

Dal punto di vista della scrittura si apre con questo brano una nuova concezione di grande libertà formale, tipica del concerto sinfonico, grazie alla quale non si è più legati a una semplice formulazione dei temi e alla loro ripetizione più o meno variata. Ancor più che nell’altro concerto per pianoforte, in questo l’ampia concezione e il grande virtuosismo richiesti al solista costituiscono elementi principali e imprescindibili, che ne fanno uno dei capisaldi del grande repertorio con cui ogni pianista di talento deve ben presto cimentarsi. E questa volta tocca a Giuseppe Albanese, che saprà farlo da par suo.

Ma siccome mi resta un po’ di spazio vi racconto una storia, anzi un pezzo di storia… che ben pochi conoscono e che ha molto a che vedere con la Polonia, e indirettamente anche con Chopin. Come tutti sanno di lì a poco Chopin si trasferì all’estero, o meglio a Parigi. E ciò avvenne poco prima delle dure repressioni che lo zar Nicola I impose ai federati polacchi, riducendoli in sostanza a sudditi. Al contrario, il precedente zar, Alessandro I, aveva in realtà messo per iscritto il diritto dei polacchi all’indipendenza, e per una serie di eventi le sue lettere a Tadeusz Kościuszko, il grande“Garibaldi polacco”, finirono in eredità alla sfortunata Emilia Morosini, figlia dell’ambasciatore svizzero in Francia e madre del futuro martire della Repubblica Romana, Emilio Morosini (1831-1849). L’ignobile marito di quest’ultima, tale Giovan Battista Morosini, le scambiò con gli austriaci in cambio del titolo di “conte” (che naturalmente, dopo che questi ne furono entrati in possesso, gli fu negato) lasciando nella disperazione la povera moglie (o forse martire). Quest’ultima – per i singolari labirinti della storia – è anche la stessa che ebbe per qualche tempo uno stretto legame con Verdi, il quale fu anche maestro e poi corrispondente sino alla morte di una delle sue figlie, Giuseppina. Bella trama per un avvincente romanzo politico a sfondo musicale, non vi pare?

 

Ma veniamo alla Sesta. Come potete immaginare su questa sinfonia, come su gran parte del repertorio di Beethoven si è scritto di tutto, e pertanto io dopo avervi riportato i dati essenziali, passerò – grazie alla libertà di parola concessami dal direttore artistico dei Pomeriggi – a parlarvi di tutt’altro (ovviamente in qualche relazione con il programma beethoveniano).

Composta in parallelo con la Quinta sinfonia (siamo tra il 1807 e il 1808), la Sesta “Pastorale”, come è noto, è interamente dedicata alla natura, così cara al compositore. Ma attenzione: ancora una volta si tratta di una natura spirituale, non un’immagine da cartolina, per intenderci, non una musica a programma, ma quello che lo stesso Beethoven definì a dispetto dei suoi molti esegeti successivi “più descrizione, che dipinto del sentimento”.

Ecco i titoli dei cinque movimenti: 1) Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna; 2) Scena al ruscello; 3) lieta brigata di contadini; 4) Il temporale (poteva mancare un temporale?); 5) Canto pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale.

E mentre vi godete l’ascolto di questa sinfonia (per alcuni sarà l’ennesima volta, per i più giovani magari la prima in assoluto), a mia volta vi rendo di Beethoven la seguente definizione: il compositore più importante per la storia della musica successiva, ma anche una sciagura per molti suoi colleghi meno dotati che incrociarono il loro percorso creativo con questo “sordo” che sentiva più di ogni altro. E siccome la semiologia ci insegna che ogni percorso artistico è distintivo del suo tempo, Beethoven è il segno dell’avvento di una nuova classe sociale, la borghesia, di cui egli costituisce un rappresentante emblematico; ne è testimonianza somma il fatto che a lui fu riservato il privilegio e l’onere di guadagnarsi da vivere senza essere alle dipendenze di nessuno: forse la più grande conquista del musicista moderno, e anche di questo gli siamo debitori.


ROSSEN GERGOV Direttore d'orchestra
Rossen Gergov sta ottenendo riconoscimenti come Direttore d’orchestra sia per il suo lavoro sul fronte della sinfonica che della musica operistica; sia quando nel repertorio mozartiano sia quando dirige i lavori contemporanei più impegnativi. Rossen è Principal Guest Conductor presso la Rousse State Opera, dove ha recentemente diretto le produzioni di Carmen e Falstaff. Nella stagione 2015/2016 ha fatto il suo debutto presso il Nationaltheater di Mannheim con la nuova produzione di Henze, The Bassarids e subito dopo è tornato al Teatro Comunale di Bologna dopo aver lì debuttato con successo la scorsa stagione. I suo impegni operistici passati includono: Tosca, Playing Away di Benedict Mason, la prima australiana di Das Portrait di Weinberg. Ha inoltre diretto: Die Fledermaus e Rigoletto alla Volksoper di Vienna, La traviata e Le nozze di Figaro al Teatro di Meiningen, Carmen a Varna, in Bulgaria, e Orpheus in the Underworld, con Trinity Laban, a Londra. Sempre nella stagione 2015/2016 Rossen ha diretto gli Israel Contemporary Players in Cassandra di Michael Jarrell. Precedentemente ha diretto Der Kaiser von Atlantis di Ullmann con l’ensemble Klangforum di Vienna. Come direttore ha collaborato con la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, la Slovak Radio Symphony Orchestra, la Tonkünstler-Orchester, la Tokyo Metropolitan Orchestra e la Bulgarian National Radio Symphony Orchestra, la Yomiuri Nippon Symphony Orchestra, la Scottish Chamber Orchestra, la Paderewski State Philharmonic Orchestra. Rossen ha lavorato inoltre con la Bamberger Symphoniker, l’Orchestre Philharmonique du Luxembourg, l’Orchestre National de Montpellier Languedoc-Roussillon, l’Orquesta Sinfónica del Principado de Asturias, la BBC e la BBC Scottish Symphony Orchestra, l’Ensemble Modern, la Tokyo Philharmonic Orchestra, I Wiener Symphoniker, la Polish National Radio Orchestra e la Sinfonieorchester Basel. Nato nel 1981, Rossen ha studiato pianoforte e clarinetto prima di dedicarsi agli studi di direzione d’orchestra con Michail Angelov, prima, e con Leopold Hager e Seiji Ozawa, poi. Ha diretto la ORF-Sinfonieorchester come esame di laurea e, subito dopo, è diventato Assistant Conductor della Tonkünstler-Orchester Niederösterreich fino al 2009. La sua incisione dei lavori di David Chesky con l’Orchestra Sinfonica di Norrlandsoperan ha ottenuto una nomination per il Grammy nel 2008; Rossen Gergov ha inoltre inciso con la BBC, la Bayerische Rundfunk e la ORF in Austria.

 

 

 

 

GIUSEPPE ALBANESE Pianoforte
Tra i più richiesti pianisti della sua generazione, Giuseppe Albanese debutta nel 2014 su etichetta Deutsche Grammophon con un concept album dal titolo “Fantasia”, con musiche di Beethoven, Schubert e Schumann. Segue nel 2015 il suo secondo album DG "Après une lecture de Liszt", interamente dedicato al compositore ungherese. Nel marzo 2016 Decca Classics inserisce nel box con l'opera omnia di Bartók in 32 cd la sua registrazione (in prima mondiale) del brano "Valtozatok" (Variazioni). Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali quali – tra gli altri – il Metropolitan Museum, la Rockefeller University e la Steinway Hall di New York; l’Auditorium Amijai di Buenos Aires; il Cenart di Mexico City; la Konzerthaus di Berlino; la Laeisz Halle di Amburgo; la Philharmonie di Essen; il Mozarteum di Salisburgo; St. Martin in the Fields e la Steinway Hall di Londra; la Salle Cortot di Parigi; la Filarmonica di San Pietroburgo; la Filharmonia Narodowa di Varsavia; la Filarmonica Slovena di Lubiana; la Gulbenkian di Lisbona, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, John Axelrod, James Conlon, Lawrence Foster, Will Humburg, Dmitri Jurowski, Julian Kovatchev, Alain Lombard, Nicola Luisotti, Othmar Maga, Fabio Mastrangelo, Henrik Nanasi, Anton Nanut, Tomas Netopil, Daniel Oren, George Pehlivanian, Donato Renzetti, Alexander Sladkowsky, Hubert Soudant, Pinchas Steinberg, Michel Tabachnik, Jeffrey Tate, Jurai Valcuha, Jonathan Webb, ecc. Tra i festival, di particolare rilievo gli inviti al Winter Arts Square di Yuri Temirkanov a San Pietroburgo, al Castleton di Lorin Maazel (USA), all’Internazionale di Brescia e Bergamo e al MiTo SettembreMusica, alla Biennale Musica di Venezia, oltre al Mittlefest, il Tiroler Festspiele di Erl, il Festival di Colmar, En Blanco y Negro di Mexico City, il Festival di Sintra (Portogallo), il Tongyeong Festival (Corea). In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e della RAI di Torino) e in tutti i più importanti teatri. Negli ultimi tempi il Mº Albanese si è distinto per essere stato invitato a suonare in ben undici delle tredici Fondazioni Liriche italiane: il Petruzzelli di Bari, il Comunale di Bologna, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Carlo Felice di Genova, il Teatro San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, il Verdi di Trieste, la Fenice di Venezia, l’Arena di Verona. Prima di “Fantasia” e “Après une lecture de Liszt”, Albanese ha riscosso singolare successo con il CD monografico con musiche di Debussy pubblicato a gennaio 2012 per il mensile “Amadeus” in occasione dell’anniversario dei 150 anni della nascita del compositore francese. Il suo CD “1900 – Yearbooks of 20th Century Piano, dedicato all’anno solare 1900 e contenente musiche di Skrjabin, Szymanowski, MacDowell e la prima registrazione assoluta delle Variazioni di Bartók è stato recensito come CD del mese dal mensile Suonare News e 5 stelle sia nel giudizio tecnico che artistico dal mensile Amadeus. Già “Premio Venezia” 1997 (assegnato all’unanimità da una giuria presieduta dal Mº Roman Vlad) e Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al “Busoni” di Bolzano, Albanese vince nel 2003 il primo premio al “Vendome Prize” (presidente di giuria Sir Jeffrey Tate) con finali a Londra e Lisbona: un evento definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”. Albanese è laureato in Filosofia col massimo dei voti e la lode (con dignità di stampa della tesi sull’Estetica di Liszt nelle “Années de Pèlerinage”) ed a soli 25 anni è stato docente a contratto di “Metodologia della comunicazione musicale” presso l’Università di Messina. Insegna attualmente Pianoforte al Conservatorio "Tartini" di Trieste.

 

 

 



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