ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore e violino: Sergej Krylov
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Mozart Le Nozze di Figaro K 492, Ouverture
Bruch Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore
Rodion Ščedrin Carmen Suite op. 37

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart

Ouverture da Le Nozze di Figaro K 492

 

Max Bruch

Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore

Vorspiel: Allegro moderato

Adagio

Finale: Allegro energico

 

Rodion Ščedrin

Carmen Suite op. 37

I. Introduction: Andante assai

II. Dance: Allegro

III. First Intermezzo: Allegro moderato - Andante moderato -

IV. Changing of the Guard: Moderato

V. Carmen's Entrance and Habanera: Allegro moderato - Quasi andante

VI. Scene: Allegro moderato - Tempo precedente - Andante assai

VII. Second Intermezzo: Larghetto

VIII. Bolero: Allegro vivo

IX. Torero: Moderato con stoltezza

X. Torero and Carmen: Lento - Tempo I

XI. Adagio: Andante moderato - Adagio

XII. Fortune-Telling: Andantino - Andante assai

XIII. Finale: Allegro - Tempo precedente - Andante assai

 

 

Note a Margine Renato Meucci

 

E’ stato affermato che l’ouverture delle Nozze di Figaro è la prima composizione nella quale la frenesia fa la sua apparizione nella storia della musica. In effetti, soprattutto se la velocità di esecuzione scelta dal direttore è particolarmente sostenuta, la percezione di una febbrile eccitazione pervade questo brano e alcuni suoi momenti in particolare. Ciò fa il paio con il contenuto innovativo di tutta l’opera, la seconda del ciclo mozartiano su libretti di Lorenzo Da Ponte, andata in scena al Burgtheater di Vienna nel 1786 con incontrastato successo. Se più volte ho messo in discussione la capacità e la possibilità della musica di esprimere singoli concetti (come sostenuto ad esempio da certa musicologia americana degli anni ‘60, oggi messa a riposo) è vero invece che determinate sensazioni, come appunto l’ansia o al contrario la serenità, hanno libero corso in musica, come dimostra peraltro l’intero repertorio musicale cinematografico. Questa capacità può essere affidata sia alla velocità di esecuzione (non è chi non veda che un brano lento difficilmente riuscirà a suscitare concitazione nell’animo dell’ascoltatore), sia alla particolare scelta degli accordi o dei suoni simultanei, o anche alla linea melodica o alla sequenza delle note. Ci sono poi elementi secondari come la scelta timbrica, il particolare ruolo affidato agli strumenti, tutti elementi che contribuisco a ottenere un determinato effetto emotivo, suscitando nell’ascoltatore un’associazione di idee con analoghe sensazioni del proprio vissuto. Non un vocabolario musicale, dunque, che vorrebbe sostituire alle parole le singole note (come pure si è cercato di far credere), bensì l’evocazione di un’atmosfera emotiva e sensitiva conosciuta, almeno nella maggior parte dei casi.

 

Il Concerto n. 1 per violino e orchestra è non solo il più celebre dei tre scritti dal compositore e direttore d’orchestra tedesco Max Bruch (1838-1920), ma anche il brano più amato nell’intera sua produzione, cavallo di battaglia di tutti i grandi violinisti e quindi anche di Sergej Krylov, che lo propone qui nella doppia veste di direttore e solista, uno sdoppiamento decisamente poco agevole, e che pochi virtuosi riescono ad affrontare con risultati completamente convincenti. Già reduce dalla realizzazione della prima opera lirica, Die Loreley, Bruch si cimentò con la scrittura di un concerto per violino, che venne eseguito per la prima volta nel 1866. Ma, non del tutto convinto delle sue conoscenze riguardo a difficoltà e possibilità dello strumento solista si affidò, come in seguito farà Brahms, al grande violinista tedesco Joseph Joachim per una verifica di quanto aveva scritto. Ne risultò una revisione che venne presentata al pubblico all’inizio del 1868 dallo stesso Joachim con enorme seguito, divenendo in breve uno dei concerti solistici più noti e amati dai violinisti di tutto il mondo. Singolare il fatto che, nonostante questo grande successo, il concerto non rese granché al compositore, il quale lo aveva venduto all’editore Simrock. Nulla valse il suo tentativo di rivendere il manoscritto in America per poterne ricavare denaro sufficiente a controbilanciare le mancate riscossioni dei diritti d’autore durante i difficili eventi e le difficoltà imposte dalla Prima guerra mondiale. Non ne ottenne nulla, il che ci fa fare un’amara riflessione su come si sia passati nel giro di cento anni dalla mancanza di adeguata protezione della proprietà intellettuale, a un altro estremo in cui si assiste a continue vessazioni nei confronti di società concertistiche e persino delle istituzioni didattiche da parte di quella società (sapete come si chiama, no?) che dovrebbe proteggere equamente musicisti e compositori, ma di fatto costituisce un discutibile monopolio in cui la discrezionalità e l’arbitrio sono più rilevanti delle opere da tutelare (beh, magari ci torno su un’altra volta, per raccontarne delle belle).

 

E chiudiamo con un riuscitissimo balletto-parafrasi della Carmen di Bizet. La storia di questo brano ha del paradossale, se si pensa che la celebre ballerina del Bol’šoj, Maja Plisetskaja, di recente scomparsa (2015) chiese di comporre la musica dapprima a Šostakovič e poi a Khachaturian, e solo dopo la rinuncia dei due grandi compositori russi si rivolse al marito, Rodion Ščedrin, che pure era un abile docente di composizione del Conservatorio di Mosca. Ne nacque una vivace partitura che ben si adatta alla celebre coreografia di Alberto Alonso, fondatore del Balletto Nacional de Cuba, come pure si adattò ai passi della Plisetskaja, tanto da divenire la sua coreografia più celebre, ancora oggi a distanza di 50 anni costantemente riproposta (l’ultima volta in Italia al Teatro di San Carlo di Napoli). La scelta compositiva più singolare di Ščedrin rispetto all’originale di Bizet è la totale soppressione dei fiati dalla partitura, mentre le percussioni giocano un ruolo protagonistico davvero originale.

 



NOTE

M° SERGEJ KRYLOV Direttore d' orchestra e Violino
Affermatosi come uno dei maggiori talenti della sua generazione, Sergej Krylov è ospite regolare delle principali sale da concerto europee e ha collaborato con orchestre quali la Staatskapelle di Dresda, Filarmonica di San Pietroburgo, Royal Philharmonic, Filarmonica della Scala, Philharmonique de Radio France, DSO Berlin, Russian National Symphony, Accademia di Santa Cecilia, London Philharmonic, English Chamber Orchestra, Hessischer Rundfunk Frankfurt, Budapest Festival Orchestra, NHK Symphony Tokyo, Atlanta Symphony Orchestra, Filarmonica Toscanini e Copenhagen Philharmonic. Tra le personalità artistiche che hanno maggiormente influenzato la sua formazione artistica spicca Mstislav Rostropovich per il rapporto di amicizia e stima professionale creatosi negli anni. Tra i direttori con cui Krylov lavora abitualmente figurano Andrey Boreyko, Dmitri Kitajenko, Mikhail Pletnev, Omer M. Wellber, Valery Gergiev, Yuri Temirkanov, Vladimir Ashkenazy, Fabio Luisi, Asher Fisch, Vasily Petrenko, Nicola Luisotti, Vladimir Jurowski, Julian Kovatchev, Saulius Sondeckis, Zoltan Kocsis e Yuri Bashmet. Tra i principali impegni di Krylov nel 2015 e 2016: i concerti con la St. Petersburg Philharmonic, Russian National Orchestra, London Philharmonic, Berlin Konzerthaus Orchestra, Filarmonica della Scala, Atlanta Symphony Orchestra, Helsinki Philharmonic, Orchestra della Rai, Copenhagen Philharmonic, Cincinnati Symphony, ORF Symphony Orchestra Vienna, Taipei Symphony e Tokyo City Orchestra. Sarà in tournée in Europa con la Lithuanian Chamber Orchestra nel doppio ruolo di solista e direttore. Completano il suo calendario numerosi recital solistici e in duo con pianoforte.Krylov dedica molto spazio anche alla musica da camera, collaborando con partner quali Yuri Bashmet, Bruno Canino, Denis Matsuev, Itamar Golan, Lilya Zilberstein, Michail Lifits, Aleksandar Madzar, Stefania Mormone, Maxim Rysanov, Nobuko Imai, il Belcea Quartet ed Elina Garanča. Nel 2008 è stato nominato Direttore Musicale della Lithuanian Chamber Orchestra con la quale ha una intensa attività nel doppio ruolo di direttore e solista con un repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea. Nato a Mosca in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del violino a cinque anni e ha completato gli studi alla Scuola Centrale di Musica di Mosca. Giovanissimo ha vinto tre importanti concorsi internazionali: Primo Premio al Concorso Lipizer, Primo Premio al Concorso Stradivari e Primo Premio al Concorso F. Kreisler di Vienna. La sua discografia include registrazioni per EMI e Melodya.

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