ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

72ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Pavel Berman
Violino: Gennaro Cardaropoli
Orchestra I Pomeriggi Musicali


Pergolesi, L’olimpiade P. 145, Ouverture
Paganini, Concerto per violino e orchestra n. 1 op. 6
Stravinskij, Pulcinella, suite dal balletto

PROGRAMMA

Giovanni Battista Pergolesi

Ouverture da L’olimpiade P. 145

 

Niccolò Paganini

Concerto per violino e orchestra n. 1 op. 6

Allegro maestoso – Tempo giusto

Adagio 

Rondo. Allegro spirituoso – Un poco più presto


Igor Stravinskij

Pulcinella, suite dal balletto

Sinfonia

Serenata

Scherzino - Allegretto - Andantino

Tarantella

Toccata

Gavotta (con due variazioni)

Vivo

Minuetto - Finale

 



Note a margine Renato Meucci


Se è vero che la capacità creativa va dimostrata entro i 30 anni, altrimenti è troppo tardi, allora Pergolesi detiene certamente un record al riguardo, visto che scomparve appena 26enne lasciandosi alle spalle composizioni che avrebbero conquistato il mondo e che ancora oggi sono abitualmente in programma. Tra i libretti da lui messi in musica c’è l’Olimpiade del 1733 – di cui oggi ascolteremo la “sinfonia avanti l’opera” come si sarebbe detto allora – il cui celebre libretto di Pietro Metastasio (un altro che di precocità se ne intendeva) conserva il primato di essere stato musicato da almeno 46 compositori diversi (i primi furono Antonio Caldara, Vivaldi e lo stesso Pergolesi). Si tratta di un primato conteso solo, credo, dalla Didone abbandonata (1724) dello stesso Metastasio, anche se bisogna tenere presente che all’epoca l’adattamento musicale di uno stesso testo era una consuetudine, completamente superata nell’Ottocento.

Qui non l’ascolteremo, ma nel testo dell’Olimpiade c’è una perla poetica che vorrei rammentare, riportando i versi seguenti: «Se cerca, se dice: “l'amico dov'è?”. / “l'amico infelice”, rispondi, “morì”. / Ah no! sì gran duolo non darle per me: / rispondi ma solo: “Piangendo partì”. / Che abisso di pene lasciare il suo bene, lasciarlo per sempre, lasciarlo così!». Ah, la poesia!

 

Mi sono a lungo domandato come mai un trattato violinistico completo ed esauriente come quello di Francesco Galeazzi (1791/96) possa essere stato sottovalutato fino al punto da venir dimenticato nel giro di pochi anni. La spiegazione più probabile è che tale oblio sia dovuto alla esplosiva comparsa sulla scena di Paganini, la cui tecnica esecutiva rivoluzionò la concezione stessa del violino e del modo di suonarlo. A questo proposito voglio segnalarvi una particolarità del Concerto n. 1, del 1815-16, che è emblematica di quanto appena detto. Paganini è noto per aver custodito gelosamente le parti orchestrali dei propri lavori, distribuendole e ritirandole egli stesso, così che non fosse possibile copiarle. Questo dovette valere in particolare per tale concerto, scritto con tutte le parti orchestrali in Mi bemolle maggiore, mentre quella del solista (destinata allo stesso Paganini, ovviamente) era notata in Re maggiore. Chiunque può immaginare che due tonalità diverse non possono risuonare insieme in quanto genererebbero una cacofonia stridente e insopportabile. Il trucco “diabolico” risiedeva nel fatto che il violino del solista era accordato un semitono sopra, così da rendendo perfettamente intonato e più adatto ad eseguire passaggi virtuosistici particolarmente ardui, nel mentre il suono risultava più penetrante e metallico del consueto (quest’ultima è una delle ragioni principali del successivo innalzamento del diapason).

 

Se col tempo la musica neo-classica di Stravinskij andò perdendo di smalto (al punto che La carriera di un libertino, del 1951 è, a mio parere, un’opera da dimenticare del più grande musicista del Novecento) al contrario le prove iniziali, tra cui proprio la primissima Pulcinella, del 1920, emanano un sapore di freschezza e risultano del tutto credibili e godibilissime, pur a distanza di cento anni. Pulcinella fu inizialmente un balletto composto per la celebre compagnia dei ballets russes di Diaghilev, come già l’Uccello di fuoco e La sagra della primavera. Lo stesso Stravinskij dichiarò che l’idea gli venne suggerita dall’amico impresario (a proposito, lo sapete che i due sono sepolti uno accanto all’altro nel cimitero dell’isola veneziana di S. Michele?) il quale gli fornì anche un fascicolo di musiche all’epoca ritenute tutte di mano di Pergolesi. La realtà dei fatti si è dimostrata col tempo piuttosto diversa, in quanto la musicologia pergolesiana, capitanata a suo tempo da Francesco Degrada, ha progressivamente individuato tutti i compositori cui si devono i brani di questa singolare composizione (nomi meno noti, come quelli di Domenico Gallo e Fortunato Chelleri). Ma questo poco c’entra con il fascino antico ma dal sapore moderno di questa straordinaria composizione, qui presentata nella versione solo orchestrale approntata dal compositore nel 1922 (in quella originale sono previste anche le voci) .

Termino con un accenno al giovanissimo Gennaro Cardaropoli e con un tiro polemico a chi ritiene (vd. Cappelletto su “La Stampa” del 29/8/2016) che i conservatori italiani siano “al tramonto”: l’ottimo Gennaro, anche lui (!), come gli altri giovani virtuosi che abbiamo ascoltato in stagione, dove hanno effettuato i loro studi se non in un conservatorio italiano, e in questo caso più precisamente campano?


 

 



NOTE

PAVEL LAZAREVIC BERMAN Direttore d' orchestra
Premiato a soli diciassette anni al Premio Paganini, Pavel Berman ha attirato l’attenzione del mondo musicale con il Primo Premio e Medaglia d’Oro al Concorso Violinistico Internazionale di Indianapolis nel 1990. Frequenta la Scuola Centrale di Musica per talenti eccezionali al Conservatorio di Mosca e successivamente al Conservatorio Tchaikovsky con Igor Bezrodniy. All’età di sette anni il suo debutto pubblico con la Gorky Philarmonic Orchestra e da quel momento comincia a sviluppare un vasto repertorio, esibendosi in Unione Sovietica, dando recital ed apparendo con orchestre come l’Orchestra di Stato dell’URSS e la Filarmonica di Mosca. Successivamente la grande esperienza con Dorothy DeLay alla Juilliard School e poco dopo l’incontro con Isaac Stern che ha indubbiamente segnato in profondità la sua piena maturità musicale; Nel corso della sua carriera Pavel Berman appare inoltre nel ruolo di Solista e/o Direttore con orchestre quali la CRT, i Virtuosi Italiani, i Virtuosi di Mosca, i Pomeriggi Musicali di Milano, la Haydn di Trento e Bolzano, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra di Padova e del Veneto, la Sinfonica Toscanini di Parma, l’Orchestra del Carlo Felice di Genova, l’Orchestra dell’Arena di Verona, la RAI di Torino, l’Orchestra del Teatro La Fenice, l’Orchestra Santa Cecilia., l’ Orchestra del Teatro Sao Carlo di Lisbona, Moscow Symphony Orchestra, Romanian National Radio, Wurtembergische Philharmonie, la Dresden Staatskapelle, la Prague Symphony, la Royal Philarmonic di Liverpool, l’Indianapolis Symphony Orchestra, l’Atlanta Symphony, la Dallas Symphony, la Beijing Philharmonic, i Berliner Sinfoniker nelle prestigiose sale del mondo quali la Carnegie Hall di New York, il Théâtre des Champs Elysées e la Salle Gaveau di Parigi, la Herkulessaal di Monaco, il Bunkakaikan di Tokyo, il Teatro alla Scala di Milano, il Palais des Beaux Arts di Bruxelles. Direttore musicale e fondatore della Kaunas Chamber Orchestra che diventa la Kaunas Symphony in Lituania. Esegue tournée in Giappone e partecipa al progetto Rachmaninoff in collaborazione con il pianista Alexander Romanovsky e il violoncellista Enrico Dindo, presentato all’Accademia di Santa Cecilia e al Festival Settimane Musicali di Stresa. Tra le sue registrazioni ricordiamo i CD per Koch International e Dynamic dedicati a Prokofiev: le Sonate e i due Concerti con Orchestra di Radio Svizzera Italiana diretta da Andrey Boreyko, una raccolta per violino e pianoforte presentato in Giappone e una videoregistrazione dei 24 Capricci di Paganini per violino e orchestra con la Fondazione CRT. Berman insegna presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano e all’Accademia Perosi di Biella. Suona il violino Antonio Stradivari ‘Conte De Fontana' 1702 ex David Oistrach della Fondazione Pro Canale di Milano.

 

 

GENNARO CARDAROPOLI Violino
Gennaro Cardaropoli, ha studiato con M. Gigantino e ha continuato gli studi con S. Pagliani. Ha vinto il I° posto al “Premio Nazionale delle Arti”, indetto dal Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica, quale miglior violinista e il prestigioso “Premio Abbado”. Si è già esibito in importanti teatri e sale da concerto: Salle Garnier - Opéra De Monte-Carlo.(Principato di Monaco), Auditorio Nacional de Musica di Madrid (Spagna), Barocco Hall di Stoccolma (Svezia), Ekaterinburg Opera House (Russia), CARNEGIE HALL di New York (USA) Ha tenuto concerti in vari continenti: EUROPA (Italia, Francia, Svizzera, Germania, Austria, Croazia, Slovenia, Principato di Monaco, Spagna), RUSSIA- “Festival Eurasia”, a Kaunas in Lituania, in AFRICA (Tunisi - Tunisia), in Israele (TelAviv, Gerusalemme) e negli USA (Boston, Philadelphia, New York, Washington). A Lugano ha eseguito il Concerto di LIGETI per violino ed orchestra diretto da A. Tamayo. Gennaro Cardaropoli è exclusive member of the “Ambassadors iClassical Academy". Frequenta il Conservatorio di Lugano nella classe del M° Pavel Berman con la borsa di studio dell’Associazione “Suono Vivo”. Ha vinto il I° posto nella trasmissione di RAI 1 “Uno Mattina in famiglia” - “Conservatori a Confronto” e il Concorso “Giorgetti” organizzato dalla Filarmonica della Scala di Milano. Si è diplomato con la votazione di 10/10 più lode e menzione speciale a soli 15 anni. Suona il violino Carlo Landolfi, Milano 1751, della Fondazione Canale di Milano.

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