ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Umberto Benedetti Michelangeli
Violoncello: Trey Lee
Orchestra da Camera di Mantova

PROGRAMMA

Ottorino Respighi (1879-1936)
Antiche arie e danze per liuto, Suite n. 3, trascrizione libera per orchestra d’archi, P 172
Italiana: Andantino
Arie di corte: Andante cantabile
Siciliana: Andantino
Passacaglia: Maestoso. Vivace
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob.VIIb:2
Allegro moderato
Adagio
Rondò. Allegro

 


* * *

 


Gioachino Rossini (1792-1868)
Une larme


Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia n. 40 in sol minore K 550
Molto Allegro
Andante
Menuetto
Allegro assai

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri

 

Appena cinque anni dividono le due pagine “maggiori” che ascolteremo questa sera: il secondo Concerto per violoncello di Franz Joseph Haydn vede la luce nel 1783, la celeberrima Sinfonia n. 40 di Wolfgang Amadeus Mozart, invece, nel 1788. In apparenza due opere che condividono la medesima koinè, quella del cosiddetto classicismo viennese. In realtà tra l’inizio e la fine di questo breve lustro sembra trascorrere un’intera era geologica. Quando Haydn mette mano al suo concerto è ancora, in tutto e per tutto, un compositore di corte. E infatti Il Concerto in re maggiore è tagliato addosso, con l’abilità del sarto, ad Anton Kraft, primo violoncello dell’orchestra del principe. Quando Mozart stende il manoscritto della Sinfonia in sol minore è già da tempo, invece, un compositore “libero”, che si è strappato di dosso i legacci del musicista di corte e può coltivare, scontrandosi con le regole del mercato, una visione individuale del lavoro musicale

Il violoncello non era ancora considerato, sul finire del secolo, uno strumento capace di sostenere un vero e proprio ruolo concertante, ma le capacità tecniche di Kraft dovevano essere davvero fuori dal comune se Haydn si permette di assegnarli figurazioni assai difficili e complesse: doppie e triple corde, rapidi passaggi dal registro grave a quello acuto, decorazioni in note brevi. Senza trascurare, naturalmente, la spontanea vocazione alla cantabilità dello strumento e probabilmente dello strumentista. Haydn rimane sé stesso, ovviamente, senza compromessi, nel disegno dell’architettura formale: il primo movimento si discosta dallo schema della forma sonata in favore di un sostanziale monotematismo. E si affaccia anche - nella struttura generale del concerto – la premonizione di un rudimentale principio ciclico: il motivo di tre note che apre l’Adagio è infatti derivato dalla coda del tema dominante dell’Allegro moderato inziale. Il Finale introduce invece un materiale completamente nuovo: un tema danzante, nel metro di 6/8, di inequivocabile ascendenza popolare.

Decisamente diverso l’atteggiamento di Mozart nei confronti della Sinfonia n.40. Come scrive acutamente Marco Spada “nel Don Giovanni e nell'ultima produzione sinfonica si ritrova il Mozart più privato e visionario, un musicista che scrive per sé stesso, per privatissime raisons du coeur e senza una specifica commissione”. E difatti le tre ultime sinfonie (composte come un’opera unica nel giro di appena 45 giorni) non inseguono affatto il gusto dominante dell’aristocrazia viennese, ma rispondono ad un preciso disegno ideale. Lo rivela il piano tonale, certamente non casuale: mi bemolle maggiore per la Sinfonia. 39, sol minore per la Sinfonia n. 40, do maggiore per la Sinfonia n. 41, la “Jupiter”. Si tratta dei tre centri armonici attorno ai quali ruota il percorso tonale del Flauto Magico: un percorso musicale, ma anche un percorso simbolico: quello che porta, nella prospettiva degli ideali massonici condivisi da Mozart, dal regno delle Tenebre verso il regno della Luce. In questa triade, a sua volta intrisa di valori simbolici, alla Sinfonia in sol minore spetta il ruolo dell’immersione iniziatica nel regno notturno, nell’universo trepidante dello stupore e della scoperta. Per questo la strumentazione, la tinta armonica, il disegno dei temi possiedono un colore inequivocabilmente umbratile e scuro.

Accanto a questi due capolavori due pagine di dimensioni “minori”. Le Antiche arie e danze di Ottorino Respighi appartengono ad una stagione singolare della musica italiana di inizio Novecento: nel lodevole tentativo di reagire allo strapotere del melodramma i compositori della cosiddetta “Generazione dell’80” (Pizzetti, Malipiero, Casella e lo stesso Respighi) invece di guardare al presente rivolgono lo sguardo ad un generico Barocco italiano, intriso di arcaismo. Respighi non abbandona mai però il gusto personale per i colori orchestrali, per i timbri sontuosi e decorativi. E lo dimostra anche in questa Suite n. 3 composta nel 1934 che “trascrive” (ma sarebbe più esatto dire reinventa) per orchestra d’archi quattro pagine liutistiche del Sei del Settecento. Une larme è invece uno degli innumerevoli Pechés de vielliesse ai quali Gioacchino Rossini ha ceduto durante i suoi trentanove anni di silenzio operistico. È un tipico “duetto da camera” per violoncello e pianoforte concepito nella forma del tema con variazioni. Il soggetto principale è una melopea cantabile, di palese ascendenza vocale, mentre le variazioni, che recano affetti diversi e contrastanti, fanno appello all’esprit brillante e virtuosistico dell’interprete.



NOTE

M° Umberto Benedetti Michelangeli
Direttore d’ orchestra

 

Musicista fortemente selettivo, predilige la collaborazione con Orchestre che gli consentono di perseguire i propri ideali musicali e umani. Iniziati gli studi giovanissimo sotto la guida della zia Nuccia Matucci e proseguitili presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con i Maestri Conter, Bettinelli e Gusella, ha completato la propria formazione con Franco Ferrara. Ha collaborato con orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, la MDR Sinfonieorchester Leipzig, l’Orchestra dell’Operaballet Vlaanderen, la Helsinki Philharmonic, i Goteborg Symfoniker, la Budapest Festival Orchestra, la China National Orchestra, la Israel Chamber Orchestra. Fondamentale il sodalizio con l’Orchestra da Camera di Mantova (di cui è stato Direttore principale dal 1984 al 2007), con la quale è stato insignito del premio Franco Abbiati della critica musicale italiana. Altresì il rapporto con la Kammerorchester Basel costituisce per lui un privilegiato punto di riferimento.

 

 

Trey Lee
Violoncello solista

 

Definito “Miracolo da “Gramophone”, Trey Lee incanta il Pubblico con il suo virtuosismo combinato con sofisticatezza, profondità emotiva e sensibilità. Il suo concerto di debutto alla Carnegie Hall si è concluso con una standing ovations. Trey collabora con i più importanti direttori d’orchestra, compositori e orchestre di tutto il mondo. Lorin Maazel lo ha elogiato come “un incredibile protagonista… un violoncellista superbo” dopo averlo diretto al fianco della Philharmonia Orchestra di Londra. Altri musicisti con cui Trey ha collaborato sono: Vassily Sinaisky, Juanjo Mena, Yuri Bashmet, Hannu Lintu, Bright Sheng, Tan Dun; le orchestre con cui ha lavorato sono: i Moscow Soloists, la BBC Philharmonic, la Netherlands Philharmonic, la Tapiola Sinfonietta, la London, Munich e la Romanian Radio Chamber Orchestras. Trey è spesso invitato come artista ospite per I maggiori eventi mondialicome il lancio del The IMAGINE Project con Yoko Ono, Hugh Jackman e Bjorn Ulvaeus degli ABBA per celebrare il 25° anniversario della dichiarazione dei diritti dei bambini delle Nazioni Unite all’assemblea delle Nazioni Unite a New York; un concerto organizzato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon con il Maestro Lu Jia, il compositore Tan Dun e la soprano Sumi Jo; Il concerto trasmesso in diretta per Phoenix Television con la China Symphony Orchestra al Beijing National Center for Performing Arts; L’inaugurazione del tour cinese della Beethoven Orchestra di Bonn. Trey ha fondato ben due festival musicali in Asia: il Musicus Fest e l’Hong Kong International Chamber Music Festival. Trey appare come ospite in molti festival: Kuhmo, Banff, Marlboro, Seoul Spring e l’Australian Festival of Chamber Music. Ha diviso il palco con I più grandi artisti: Bruno Canino, Ivry Gitlis, Julia Fischer, Vilde Frang, Pekka Kuusisto, Vladimir Mendelssohn, Alexander Sitkovetsky e il Borodin Quartet. Trey è direttore della Musicus Society, che mira a promuovere la cultura cinese a livello internazionale e ha vinto molti premi internazionali: il Primo premio all’International Antonio Janigro Cello Competition, al Naumburg di New York e alla Paulo International Competitions di Helsinki. Trey ha pubblicato molti album con EMI che sono entrati in classifica; Trey ha suonato nella colonna sonora di The Drummer, film che è stato in gara al Sundance Film Festival. Altri suoi album sono: Bright Sheng's The Blazing Mirage e The Dream of Red Chamber Suite con la National Chinese Orchestra di Taiwan. Nel 2009, il “Corriere della sera” ha inserito Trey fra i quattro Golden Boys & Girls cinesi della musica classica, insieme a Lang Lang, Yujia Wang e Yundi Li. Nato a Hong Kong, Trey ha studiato alla Pre-College Division della Julliard School, all’Università di Harvard (dove si è laureate in economia), al conservatorio del New England Conservatory, alla Escuela Superior de Música Reina Sofia di Madrid, alla Cologne Musikhochschule; ha studiato con Frans Helmerson, Laurence Lesser, Bernard Greenhouse, e Ardyth Alton. In onore alla carriera di Trey due borse di studio sono state istituite alla Hong Kong Academy for Performing Arts, una delle più importanti istituzioni didattiche in Asia. Dal 2012, Trey è ambasciatore dell’UNICEF di Hong Kong. Trey suona un violoncello Comte de Gabriac del 1703, costruito da Matteo Goffriller, e vive a Berlino.

 

 

Orchestra da Camera di Mantova

 

L’Orchestra da Camera di Mantova nasce nel 1981 e s’impone da subito all’attenzione generale per brillantezza tecnica, assidua ricerca della qualità sonora, sensibilità ai problemi stilistici. Tanto che nel 1997 i critici musicali italiani le assegnano il Premio Franco Abbiati, quale miglior complesso da camera, «per la sensibilità stilistica e la metodica ricerca sulla sonorità che ripropone un momento di incontro esecutivo alto tra tradizione strumentale italiana e repertorio classico». La sede dell’Orchestra da Camera di Mantova è il Teatro Bibiena di Mantova, autentico gioiello di architettura e acustica. Nel corso della trentennale vita artistica l’Orchestra collabora con alcuni tra i più apprezzati direttori e solisti del panorama internazionale. Tra questi: Maria Joao Pires, Gidon Kremer, Aldo Ciccolini, Shlomo Mintz, Joshua Bell, Viktoria Mullova, Salvatore Accardo, Umberto Benedetti Michelangeli, Giuliano Carmignola, Uto Ughi, Mischa Maisky, Enrico Dindo, Mario Brunello, Miklos Perenyi, Sol Gabetta, Alexander Lonquich, Bruno Canino, Katia e Marielle Labeque, Maria Tipo, Kent Nagano e gli indimenticabili Astor Piazzola e Severino Gazzelloni. Protagonista di innumerevoli concerti in Italia e all’estero, si esibisce nei principali teatri e sale da concerto della maggior parte dei Paesi europei, di Stati Uniti, Centro e Sud America, d’Asia. Nell’ultimo decennio l’attività nazionale e internazionale dell’orchestra s’incentra sull’ideazione e realizzazione di importanti cicli monografici, tra i quali, innanzitutto, il Progetto Beethoven (2002/2004), diretta da Umberto Benedetti Michelangeli e affiancata da alcuni tra i più rinomati solisti italiani. Nella stagione 2004/2005, con Alexander Lonquich, propone un progetto che, dedicato ai Concerti per pianoforte di Mozart, debutta nel maggio 2004 al Parco della Musica di Roma e, in seguito, è ospitato da numerose società concertistiche. Dal 2004 al 2007, di nuovo sotto la guida di Umberto Benedetti Michelangeli, intraprende un ciclo incentrato sulla produzione sacra di Mozart, integralmente accolto dall’Abbazia di Chiaravalle a Milano e riproposto in diverse altre città italiane. In occasione del bicentenario della morte di Haydn (1732-1809), l’Orchestra da Camera di Mantova dà vita a un progetto triennale, intitolato Haydn, l’europeo che amava l’Italia, eseguendo un’ampia selezione dell’imponente produzione sinfonica, sacra e cameristica del genio di Rohrau. Nel 2010, bicentenario della nascita di Schumann, affronta l’integrale delle Sinfonie del musicista tedesco, cogliendo consensi unanimi di pubblico e critica. L’Orchestra da Camera di Mantova effettua registrazioni televisive e radiofoniche, tra le altre, per Rai, Bayrischer Rundfunk e Rsti. Nel settembre 2009 incide, su commissione della rivista “Amadeus”, tre Sinfonie di Haydn. In seguito, nell’ambito di un progetto discografico dedicato ai Concerti per pianoforte e orchestra Mozart, realizza, con Angela Hewitt, due CD per l’etichetta Hyperion, ottimamente recensiti dalla stampa specializzata. Dal 1993, l’Orchestra da Camera di Mantova è impegnata nel rilancio delle attività musicali della sua città, attraverso la stagione concertistica Tempo d’Orchestra che ospita regolarmente alcuni fra i principali solisti, gruppi cameristici e orchestre del panorama internazionale. Nel maggio 2013 ha dato vita al Mantova Chamber Music Festival Trame sonore a Palazzo, manifestazione che si svolge nei principali luoghi d’arte cittadini e ha da subito ottenuto un’attenzione e una partecipazione straordinarie. La prossima edizione è in programma dal 29 maggio al 20 giugno 2015.

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