ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

73ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Direttore: Carlo Boccadoro
Clarinetto: Fabrizio Meloni
Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Johann Sebastian Bach (1685-1750) /
Anton Webern (1883-1945)
Ricercare a 6 da “L’offerta Musicale”

 

Lorenzo Ferrero (1951)
Paesaggio con figura, per piccola orchestra

 

Carlo Boccadoro (1963)
Concerto per clarinetto e orchestra
Allegro
Lento
Presto (Rondò dei gatti)

 


* * *


Dmitrij Šostakovič (1906-1975)
Chamber Symphony op. 73a
(versione per piccola orchestra di Rudolph Barshai)
Allegretto
Moderato con moto
Allegro non troppo
Adagio
Moderato

 

Note di sala a cura di Guido Barbieri


Il lavoro di trascrizione, quando non è dettato da pure ragioni commerciali, è spesso una vera e propria re-invenzione dell’opera originale, capace di metterne in luce le facce nascoste. È il caso dei due brani che aprono e chiudono il concerto di questa sera. Tra il novembre del 1934 e il 21 gennaio dell’anno successivo Anton Webern trascrive per un organico che racchiude l’essenza dell’orchestra classico-romantica (flauto, oboe, corno inglese, clarinetto, clarinetto basso, fagotto, corno, tromba, trombone, timpani, arpa e archi) il “Ricercare a 6” del Musikalische Opfer di Johann Sebastian Bach. Un gesto necessario e legittimo, quello della trascrizione, dal momento che la cosiddetta Offerta Musicale appartiene al ristretto gruppo delle opere “speculative” di Bach e dunque non prevede (tranne la Sonata a 3) alcuna destinazione strumentale. Musica per la mente – quindi – che Webern traduce, coerentemente, in suono concettualmente astratto. I ventidue suoni del soggetto principale (comunemente definito come “tema regio”) vengono inizialmente suddivisi tra trombone, corno, tromba e arpa e poi gradualmente estesi a tutti gli strumenti, secondo la logica della massima frammentazione possibile. Un radicale divisionismo sonoro che pur conservando intatto il pensiero polifonico di Bach riflette con assoluta fedeltà lo stile compositivo di Webern.

Un caso di reinvenzione, sia pure priva di una forte identità d’autore, è anche quello della Sinfonia da camera op. 73a di Dmitrij Sostakovic. Si tratta infatti della trascrizione, realizzata dal violista e direttore d’orchestra Rudolph Barshai, del Quartetto per archi n. 3 in fa maggiore op. 73. Composto nel 1946 è senza dubbio – al di della collocazione puramente cronologica - un’opera stilisticamente “post bellica”, del tutto priva cioè di venature tragiche o meditative. Il progetto compositivo risente però inevitabilmente della censura che in quello stesso anno aveva colpito Sostakovic a proposito della Nona Sinfonia, accusata di “debolezza ideologica”. Proprio per scongiurare una nuova accusa di formalismo o di “elitarismo” il compositore attribuisce dunque a ciascuno dei cinque movimenti un titolo descrittivo, in modo che il Quartetto potesse essere interpretato come una allegoria della guerra appena conclusa. In realtà la scrittura mantiene un tono giocoso, una forte impulsività ritmica e una estrema nitidezza formale. Elementi che la trascrizione di Barshai – concepita per flauto, oboe, corno inglese, clarinetto, fagotto, arpa e archi - mette ancor più in evidenza.

Il cuore del programma è occupato però da due pagine d’autore che appartengono, di diritto, al tempo presente. Paesaggio con figura è un lavoro di Lorenzo Ferrero che vede la luce nel 1994 durante la quarantaseiesima stagione dei Pomeriggi Musicali. Il titolo allude alla dialettica squisitamente musicale (priva dunque di alcuna allusione programmatica) tra una serie di figure ritmico-melodiche ricorrenti – ad esempio il pizzicato delle viole e dei contrabbassi con cui si apre il brano - e il paesaggio sonoro letteralmente “dipinto” dall’orchestra. In partitura infatti le figure in note nere (semiminime e crome) si stagliano sui suoni dilatati e rarefatti scritti in note bianche (semibrevi e minime): autentica augenmusik, dunque: musica per gli occhi. Una limpida chiarezza di notazione che si riflette anche nell’architettura del lavoro: dietro lo scambio tra figure e paesaggio si intravede infatti una chiara tripartizione di natura classica: esposizione, elaborazione, ripresa. Un modo per dichiarare la fiducia del compositore nelle forme musicali storicamente acquisite, declinate però al tempo presente.

Anche il Concerto per clarinetto e orchestra di Carlo Boccadoro, si rivolge, sin dal titolo, ad un modello formale storicamente determinato. Dal concerto classico questo nuovo lavoro, nato nel 2001, eredita innanzitutto la canonica tripartizione (veloce-lento-veloce), ma anche il carattere dei singoli movimenti. Il primo è una libera “rapsodia” giocata sul dialogo fortemente teatrale tra il solista, chiamato ad uno spettacolare gioco virtuosistico, e l’orchestra che mantiene un tactus costantemente rapido e febbrile. Il movimento centrale consiste invece in una lenta e distesa melopea del clarinetto, di carattere esplicitamente vocale, che l’orchestra, spesso ridotta al rintocco puramente timbrico delle percussioni, affianca a mezza voce, senza intervenire nel disegno tematico. Nel Finale, percorso nuovamente da un tempo agitato e incalzante, il solista torna a dialogare con l’orchestra, scegliendo di volta in volta, come interlocutore, una famiglia orchestrale diversa o un singolo strumento. Il congedo, dopo un’oasi in tempo moderato, chiama il clarinetto ad un ultimo arabesco virtuosistico che lo porta a toccare il registro sopracuto. 


M° Carlo Boccadoro
Direttore d' orchestra

 

Carlo Boccadoro ha studiato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove si è diplomato in Pianoforte e Strumenti a Percussione. Nello stesso istituto ha studiato Composizione con diversi insegnanti, tra i quali Paolo Arata, Bruno Cerchio, Ivan Fedele e Marco Tutino. Dal 1990 la sua musica è presente in importanti stagioni concertistiche e sale da concerto tra cui: Teatro alla Scala, Biennale di Venezia, Bang On A Can Marathon di New York, Orchestra Filarmonica della Scala, Gewandhaus di Lipsia, Aspen Music Festival, Monday Evening Concerts (Los Angeles), Detroit Symphony Orchestra, Musikverein di Vienna, Salle Pleyel di Parigi, Teatro La Fenice di Venezia, Barbican Centre di Londra, Alte Oper di Francoforte, Festival di Lucerna, Concertgebouw di Amsterdam, National Concert Hall Dublin, Royal Academy di Glasgow, Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Filarmonica ‘900 del Regio di Torino, I Pomeriggi Musicali, Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, Arena di Verona, Festival MITO, Unione Musicale di Torino; Mittelfest di Cividale del Friuli; Tiroler Festpiel; Società del Quartetto di Milano, Festival Bolzano Danza, Settimane Musicali di Stresa; Teatro Comunale di Bologna; Ferrara Musica, Aterforum, Orchestra Arturo Toscanini dell'Emilia Romagna, Teatro Regio di Parma; Orchestra della Toscana; Cantiere Internazionale D’Arte di Montepulciano; Accademia Filarmonica Romana; RomaEuropa Festival, Teatro Massimo di Palermo; Teatro Comunale di Cagliari, e molti altri. Ha collaborato con artisti provenienti da mondi molto diversi, tra i quali Riccardo Chailly, Omer Meir Wellber, Gianandrea Noseda, John Axelrod, Franco Battiato, Luca Ronconi, Gavin Bryars, David Lang, Enrico Dindo, Lu Ja, Antonio Ballista, Donald Crockett, James MacMillan, Vicky Ray, Evan Ziporyn, Bruno Canino, Marcello Panni, Eugenio Finardi, Domenico Nordio, Mario Brunello, Enzo Cucchi, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Federico Maria Sardelli, Giovanni Mancuso, Giuseppe Albanese, il duo Pepicelli, Roberto Prosseda, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Andrea Lucchesini, Ars Ludi, Bruno Casoni, Danilo Rossi, Emanuele Segre, Fabrizio Meloni, Valerio Magrelli, Giovanni Sollima, Pietro De Maria, Lina Sastri, Abdullah Ibrahim, Jim Hall, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Mauro Negri, Paolo Birro, Bebo Ferra, Glauco Venier, Roberto Dani, Andrea Dulbecco, Paolino Dalla Porta, Emanuele Cisi, Furio Di Castri, Chris Collins. Nel 2001 è stato selezionato dalla Rai per partecipare alla Tribuna Internazionale dei Compositori dell’UNESCO a Parigi. Nel 2004 Luciano Berio gli ha commissionato, per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l'opera per ragazzi La nave a tre piani, eseguita all'Auditorium di Roma diretta dall'Autore stesso nel 2005 e successivamente ripresa lo stesso anno dal Teatro Regio di Torino. Ha inoltre scritto altre quattro opere da camera: A qualcuno piace tango (eseguita a Torino, Milano, Palermo, Montepulciano, Narni, Terni, Amelia) Robinson (eseguita a Terni, Narni, Amelia, Torino e Napoli), Cappuccetto rosso (Modena) e Boletus (Terni). È tra i fondatori del progetto culturale Sentieri selvaggi, che comprende un Festival al Teatro Elfo Puccini di Milano e un Ensemble di cui è direttore artistico e musicale. Svolge anche attività come direttore d'orchestra: ha diretto l'Orchestra del Teatro alla Scala, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Royal Philarmonic Orchestra, I Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, l'Orchestra della Toscana, L'Orchestra del Teatro Regio di Torino, l'Orchestra della Fondazione Arena di Verona e altre ancora. Diverse sue composizioni sono state registrate su etichette discografiche come EMI Classics, Sony Classical, Ricordi, Warner Classics, Canteloupe Music, Agorà, Velut Luna, Materiali Sonori, Sensible Records, Phoenix Classics.

 

Fabrizio Meloni
Clarinetto solista

 

Primo clarinetto dell’Orchestra del Teatro e della Filarmonica della Scala dal 1984, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, diplomandosi con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. È vincitore di concorsi nazionali e internazionali: ARD Monaco, Primavera di Praga, nel 1986. Ha collaborato con solisti di fama internazionale quali Bruno Canino, Alexander Lonquic, Michele Campanella, Heinrich Schiff, Friederich Gulda, Editha Gruberova, il Quartetto Hagen, M.W Chung, Philip Moll, Riccardo Muti e Daniel Baremboim (quest'ultimo nella veste straordinaria di pianista). Ha tenuto tournée negli Stati Uniti e in Israele col Quintetto a Fiati Italiano, eseguendo brani dedicati a questa formazione scritti da Berio e Sciarrino (dal 1989 al 1994 ha collaborato intensamente con Luciano Berio). Con il Nuovo Quintetto Italiano, nato nel 2003, sono state effettuate tournée in Sud America e nel Sud Est Asiatico. La sua tournée con Philippe Moll e i Solisti della Scala in Giappone è stata accolta da entusiastici consensi di pubblico e critica: il programma di musiche italiane è stato raccolto nel CD I fiati all'opera (Dad Records). Oltre ad avere all'attivo diversi prestigiosi progetti discografici, la rivista “Amadeus”, negli anni, gli ha dedicato diverse uscite. Fabrizio Meloni è stato invitato a tenere masterclass al Conservatorio Superiore di Musica-Parigi, al Conservatorio della Svizzera Italiana, alla Manhattan School of Music-New York, alla Northeastern Illinois University-Chicago, alla Music Academy-Los Angeles, alle Università di Tokyo e Osaka; è inoltre docente per il Master di alto perfezionamento presso l’Accademia delle Arti e Mestieri del Teatro alla Scala, all’Associazione Lirico Musicale Giovani all’Opera - Roma, al Conservatorio Tomadini-Udine, al Conservatorio Superiore di Musica di Saragozza, all’Istituto Musicale Angelo Masini-Cesena, all’Istituto Superiore A. Peri-Reggio Emilia, al Conservatorio di Musica Pëtr Il'ič Čajkovskij, al Conservatorio Giuseppe Verdi-Milano. All’Accademia Milano Music Master, all’Accademia Albero della Musica-Milano. È autore del libro Il clarinetto, pubblicato da Zecchini Editore, già in seconda ristampa e di prossima uscita in lingua inglese. Nell’estate del 2015 una lunga tournée giapponese ha portato il duo Meloni-Yoshikawa ad esibirsi alla prestigiosa Suntory Hall- Tokyo, per un evento che ha prodotto un documentario edito dalla NHK Canale televisivo nazionale giapponese nella serie Classic Club e trasmesso dalla radio NHK-FM nel programma Best of Classic. Nel 2015, ha pubblicato per Deutsche Grammophon il CD Vief et Rythmique, interamente dedicato al repertorio francese per clarinetto e pianoforte.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 



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