ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Nicola Giuliani

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n. 5 op. 67 in do minore

Allegro con brio

Andante con moto

Scherzo: Allegro

Allegro

 

* * *

 

Johann Strauss jr (1825-1899)

Der Carneval in Rom IJS 65, ouverture

 

Wo die Zitronen blüh’n, op. 364

 

Marie Taglioni-Polka op. 173

 

Maskenball Quadrille op. 272

 

Johann Strauss sr (1804-1849)

Sperl-Galopp op. 42

 

Eduard Strauss (1835-1916)

Ohne Bremse op. 238

 

Johann Strauss Jr

Bauern-Polka op. 276

 

An der schönen blauen Donau op. 314

 


Note di sala a cura di Gaia Varon

 

La Quinta Sinfonia di Beethoven è interamente animata da uno slancio quasi feroce. Il celeberrimo ta-ta-ta-taà con cui si apre è noto come tema del destino a causa di una, probabilmente sarcastica, risposta che l’autore diede al suo collaboratore e biografo Anton Schindler che gli chiedeva cosa quel frammento significasse: «il destino che bussa alla porta», rispose, esasperato, Beethoven.

Certo è che quel motivo di quattro note torna, ripetutamente e spesso con un che di implacabile, a volte pienamente riconoscibile, a volte in forme variate, e sospinge tutto il primo movimento. Dopo la serenità cullante dell’Andante con moto e l’arguzia brillante dello Scherzo, il Finale, preparato da una magistrale transizione, esplode in un Do Maggiore solare e corre con un impeto ora trionfale fino a una delle code più lunghe della storia della musica.

 

Basta avere in mente la comparsa sullo schermo dell’astronave in 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick per pensare al valzer viennese come l’opposto dello slanciarsi in una direzione precisa, verso una meta: con improbabile e geniale scelta di colonna sonora, Kubrick fa danzare l’astronave in tondo nel blu dello spazio sconfinato con le note del più famoso dei valzer di Strauss, Sul bel Danubio blu. Per quanto sconfinata sia anche la complessità enigmatica del film, lo stacco fra la scena del primate che usa un osso per spezzarne altri (al suono del Così parlò Zarathustra di un altro Strauss, Richard) e le astronavi danzanti con la musica che incarna la comoda, dolce, lussuosa vita della Vienna finde-siècle marca l’abisso che separa l’immensità della scoperta della tecnologia dalla sua sostanziale banalizzazione nell’ovvietà con cui ce ne serviamo senza più l’ombra di meraviglia. Naturalmente però la scena funziona innanzitutto nella corrispondenza audiovisiva, con le immagini che si muovono al ritmo cullante, ipnotico e seducente del valzer, una danza che al suo nascere portava con sé un che di peccaminoso, ma ora della felice stagione compositiva degli Strauss, una dinastia che per quasi un secolo dominò la scena musicale viennese, era ormai di una sensualità rassicurante.

 

Figlio dell’omonimo compositore, Johann Strauss II o junior è un nome legato soprattutto ai tanti valzer che scrisse (fra cui Sul bel Danubio blu), ma compose anche altre danze legate a Vienna, Polke e Galopp, nonché operette. Il successo di questa produzione fu immenso e Strauss jr viaggiò portandola in giro per l’Europa nei teatri più rinomati, fra i quali nel maggio del 1874 la Scala e il Dal Verme, in due concerti recensiti ampiamente dalla Gazzetta Musicale di Milano: «Tutta la settimana non si è parlato d’altro; il nome di Strauss gocciolò dalla penna di quanti sono scrittori di cronache e di appendici e corse sulle labbra di mezza Milano. Prima e dopo l’unico concerto annunziato alla Scala non si parlava che del concerto. Il risultato fu una folla indescrivibile, stipata in platea fin sotto la ribalta, nei palchi e traboccante nei corridoi e nel vestibolo; ed estrema conseguenza di tutto ciò la somma di 10.000 lire segnata nell’attivo della società fiorentina.[...]

Oggi non mi sogno di dir cose nuove, asserendo che Strauss e la sua orchestra hanno corrisposto alle grandi aspettazioni e che sono meritevoli di lode dai più schizzinosi. Ho detto a posta Strauss e la sua orchestra, poiché uniti soltanto trovano il fascino veramente irresistibile; togliete la particella congiuntiva, fate dirigere l’orchestra dal maestro Langerbach, egregio maestro per altro, fatele suonare musica seria e il fascino cessa e vengono in mente confronti non sempre a favore del drappello musicale tedesco. L’orchestra Strauss è l’incarnazione delle danze di Strauss, dal ritmo saltellante, dalle sospensioni e dagli allargamenti che seducono. Il direttore, un ometto bruno, vivace, irrequieto, ma entro le linee matematiche della gravità tedesca, comunica ai suoi dipendenti il sussulto del corpo, il battere dei piedi impazienti, il crollar delle spalle, del capo; quel dimenio della persona è come la punteggiatura del valzer e del galopp, i professori d’orchestra non hanno altro da fare che leggere con precisione.[...] Strauss nei motivi melanconici si abbandona al languore carezzevole, che farebbe perdere il passo a due terzi dei ballerini di un veglione ma che riesce sommamente espressivo e si presta a felicissimi contrasti... Aggiungo che l’unico concerto alla Scala ebbe un compagno al Teatro Dal Verme con identico successo morale e finanziario. Durante l’esecuzione di un potpourri si udì un motivo: La donna è mobile ed il pubblico si levò in piedi a batter le mani ed a gridare. Pareva una vanità nazionale di pessimo gusto e qualcuno già protestava, ma Strauss, il quale capì subito la vera ragione, fe’ ripetere più volte le poche battute del Rigoletto. La chiave di quell’entusiasmo era la presenza in teatro di Verdi, al cui si volle fare un’ovazione».

 

Naturalmente il successo «morale e finanziario» si costruisce anche con un po’ di astuzie compiacenti: prima di lasciare Vienna, Johann confezionò con cura uno squisito valzer orchestrale dedicato al pubblico verso cui si dirigeva e lo intitolò «Bella Italia»; tornato in patria, lo ribattezzò Wo die Zitronen blüh’n, titillando le orecchie del pubblico germanofono con un richiamo al primo verso della celebre poesia inserita nel romanzo Wilhelm Meister di Goethe, «Kennst du das Land wo die Zitronen blüh’n» (conosci la terra dove fioriscono i limoni).



M° Nicola Giuliani

Direttore d'orchestra


Ha diretto orchestre in Italia, Russia, Ucraina, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Olanda, Danimarca, Romania, Bulgaria, Polonia, Serbia, Croazia, Turchia, Stati Uniti, Venezuela, Messico e Cina; collaborando con solisti tra cui Leo Nucci, Fiorenza Cossotto, Chris Merrit, Katia Ricciarelli, Albina Shagimuratova, Jose Bros, Roberto Scandiuzzi, Natalia Lomeiko, Benedetto Lupo, Oystein Baadsvik, Ning Feng, Giuseppe Albanese, Julian Rachlin, Mengla Huang.

Ha collaborato con la Filarmonica "G. Enescu" di Bucarest, Orchestra Sinfonica Nazionale Ucraina di Kiev, Orchestra Filarmonica di Sofia, dirigendole in sede ed in tournees realizzate in Italia, Germania, Olanda, Germania, Spagna, Danimarca e Cina. (Gewandhaus di Lipsia, Herkules-Saal di Monaco, Jahrhunderthalle di Francoforte, Musikhalle di Amburgo, Svetlanov Hall Dom Musiki di Mosca, Sala Verdi del Conservatorio di Milano, Beijing Concert Hall, Beijing NCPA, Shanghaj Concert Hall, Guangzhou Opera Theatre, etc.)

E' stato direttore ospite del Teatro dell'Opera di Odessa, Opera Nationala Romana Timisoara e Cluj, Lvov National Opera Theatre, Kiev National Opera, Teatro Filarmonico di Verona, Teatro Verdi di Salerno, Teatro V. Emanuele di Messina, Teatro San Carlo di Napoli, ed altri… dove ha diretto produzioni di Norma, Carmen, Traviata, Rigoletto, Aida, Trovatore, Un Ballo in Maschera, Nabucco, Madama Butterfly, Turandot, Tosca, Boheme, Pagliacci, Cavalleria Rusticana, Il Barbiere di Siviglia, Don Pasquale, Lucia di Lammermoor, Don Giovanni, Così fan Tutte; i balletti: Cenerentola, Lo Schiaccianoci, Lago dei Cigni, Bella Addormentata, Giselle, Il Pipistrello.

Ha tenuto masterclasses:

-          per Giovani Direttori al Conductor Institute dell’Università del Sud Carolina a Columbia

-          per i cantanti del “Young Talent Opera Programme” al Teatro Bolshoj di Mosca.

Recentemente ha diretto: l’Orquesta Sinfonica de Estado de Mexico, Orchestra Sinfonica dell’Arena di Verona, Orchestra Filarmonica di Sofia, China Radio Symphony Orchestra, “Ruskaya Filarmonia” Moscow City Symphony Orchestra, Orchestra Filarmonica di Belgrado, Janacek Philharmonic Orchestra, Martinù Philharmonic Orchestra, Istanbul State Symphony Orchestra, Slovak State Sinfonietta, SudWestfalen Deutshe Philharmonie, The National Philharmonic of Russia, Croatian Radiotelevision Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica del Teatro San Carlo di Napoli, Moscow State Symphony Orchestra “Novaya Rossya”.

È direttore ospite permanente della National Symphony Orchestra of Ukraine di Kiev.


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 


 



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