ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Alessandro Cadario

Violino: Roman Simovic

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

7° ritratto: Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)


 

Pëtr Il’ič Čajkovskij

Concerto per violino e orchestra op. 35 in Re Maggiore

Allegro moderato - Moderato assai

Canzonetta: Andante

Finale: Allegro vivacissimo

 

* * *

 

Pëtr Il’ič Čajkovskij

Suite n. 4 op. 61 in Sol Maggiore “Mozartiana”

Gigue: Allegro

Menuet: Moderato

Preghiera: Andante non tanto

Thème et variations: Allegro giusto


Note di sala a cura di Gaia Varon

 

Formalmente, il Concerto per violino di Čaikovskij è una composizione di musica «pura», un gioco di suoni senza alcun rimando al mondo fuori di essa, ma ascoltandolo è difficile non sentirsi portati in un racconto di emozioni. Čaikovskij lo scrisse nel marzo del 1878 a Clarens, in Svizzera, dove era riparato dopo il disastroso fallimento del matrimonio con Antonina Milukova con il quale il compositore aveva cercato se non di risolvere, almeno di mimetizzare la sua omosessualità. Fu il suo primo e unico Concerto per violino e orchestra, ma non era certamente la prima volta che scriveva per questa combinazione strumentale: è quella della sua Sérénade mélancolique del 1875, un pezzo lento che gli aveva dato modo di esplorare le possibilità espressive del violino, ma è soprattutto la combinazione usata magistralmente nel Lago dei cigni per il passo a due in cui si consolida l’amore fra i due protagonisti.

 

Nonostante l’esperienza maturata e la qualità del suo impiego sino ad allora del violino solista, quando si accinse a comporre il Concerto Čaikovskij sentiva il bisogno di una guida, o almeno di un confronto, sulle possibilità tecniche dello strumento e li trovò in Josif Josifovič Kotek, un eccellente giovane violinista (formatosi al Conservatorio di Mosca e poi allievo di Joseph Joachim in Germania) con cui aveva una relazione. Kotek lo raggiunse a Clarens e gli offrì un sostegno tecnico nella scrittura strumentale, ma senz’altro anche amore e fiducia; fra i due c’era tuttavia anche un elemento di dissidio: Kotek amava anche le donne, cosa con cui Čaikovskij, reduce dalla tragica avventura matrimoniale, faticava a venire a patti. Volendo usare la biografia come una chiave di lettura della composizione, si può pensare che nel concerto risuoni la passione amorosa nei suoi momenti più estatici, ma anche in quelli più conflittuali.

 

L’introduzione orchestrale del primo movimento fa a malapena presentire l’intensità del tema esposto poi dal violino, dolce, secondo l’indicazione di Čaikovskij, ma subito virtuosistico; con molt’espressione prescrive la partitura per il secondo, imparentato col primo sia per alcuni elementi musicali sia nella calda eloquenza che pervade tutto il movimento; solo all’inizio dello sviluppo il clima vira verso un senso di incertezza, quasi di spaesamento, ma il violino ne viene a capo riportando in campo il primo tema.

 

Il secondo movimento è una Canzonetta, interamente pervasa da un sentimento di nostalgia verso qualcosa che si intuisce di grande bellezza e perduto, forse anche solo un desiderio ormai irrecuperabile. La pagina si apre con una breve introduzione dei fiati in uno stile che instaura un’atmosfera quasi religiosa in cui il solista entra con un tema intensamente cantabile, ancora una volta molto espressivo, a cui risponde poi il flauto con il clarinetto in eco, e un fitto dialogo strumentale si snoda ancora per gran parte del brano; infine il violino quasi torna in quinta mentre l’atmosfera religiosa iniziale torna come una sorta di sipario e il movimento sembra più disgregarsi che concludersi, quando Čaikovskij fa attaccare senza soluzione di continuità il movimento conclusivo con un accordo sonoro che fa quasi sobbalzare e dissipa in un istante il clima nostalgico. Il violino si slancia immediatamente in un tema sfrenato ed esuberante dal sapore tzigano a cui risponde poi un tema più marcatamente russo, una sorta di danza popolare dai ritmi ben marcati sulla quale il violino trova poi comunque modo di volare virtuosisticamente. Un assolo dell’oboe interviene ad aprire una nuova sezione che è stata messa in relazione con un’aria dal II atto dell’Eugenio Onegin, opera che Čaikovskij aveva terminato solo pochi mesi prima; in quell’aria il poeta Lenskij si prepara a morire (come poi accadrà) in un duello con l’amico Onegin e lascia correre i pensieri su come la sua vita avrebbe potuto proseguire e su come sarà ricordato, soprattutto dalla fidanzata Olga. Vi si mescolano la nostalgia per un passato felice e il sentimento del fato che implacabilmente spegne con lui il suo amore e la sua voce poetica, un intreccio di sentimenti in cui Čaikovskij non aveva certamente difficoltà a indentificarsi, oppresso com’era, in quel momento della sua vita, dalla certezza di essere fatalmente condannato a un'esistenza fatta di amori segreti, che mettevano comunque a repentaglio anche la sua attività compositiva; questo clima affiora nel Finale del Concerto solo come una breve parentesi nostalgica prima che il violino riprenda a correre coi due temi fino a un’ulteriore accelerazione in chiusura.

 

Il legame con Josif Kotek portò a Čaikovskij un altro contributo cruciale per la sua vita, ossia il legame con Nadežda von Meck, una ricca vedova, eccentrica e amante delle arti, che fu una mecenate importante, non solo per Čaikovskij. Aveva assoldato Kotek per suonare con lei nel repertorio per violino e pianoforte, lui le segnalò il nome del compositore, ne nacque una prima commissione nel 1876 e fu l’inizio di un carteggio e di un sostegno economico durati anni.

Nella primavera in cui lavorava al Concerto per violino, Čaikovskij cercava di persuadere la sua nuova amica e protettrice a condividere con lui l’amore per la musica di Mozart, ma con scarso successo. All’epoca del resto la musica settecentesca era in larga parte dimenticata, poche composizioni circolavano e più in partitura fra i musicisti che nei teatri e nelle sale da concerto. Čaikovskij tuttavia nutriva una vera e propria venerazione per Mozart, scatenata, secondo quanto racconta nelle sue lettere alla von Meck, da un’esecuzione del Don Giovanni in cui scoprì «insospettate grandezze del bello in musica».

 

Dieci anni più tardi completò un progetto che accarezzava da tempo, una suite per orchestra basata su musiche di Mozart, «una reincarnazione del passato in un’opera contemporanea». Čaikovskij prese quattro brani mozartiani, sorprendentemente fra i meno conosciuti allora come oggi, traendo da ciascuno un movimento della suite; sono una Giga e un Minuetto per pianoforte, la preghiera dalla pagina corale Ave verum corpus (di cui conosceva la trascrizione pianistica di Liszt) e infine una serie di variazioni composte da Mozart su un tema di Gluck. Anche se ovviamente il suono di Mozart che Čaikovskij poteva avere in mente era più ottocentesco che storicamente appropriato, nell’orchestrare quelle pagine egli mirava a essere più mozartiano che čaikovskiano e in generale pensava a questa suite più come a un veicolo per diffondere la musica del venerato maestro che la propria (anche se, ovviamente, era lui a incassarne i proventi): «Molti magnifici pezzi brevi di Mozart» si legge nella prefazione d’autore nella partitura pubblicata, «sono, per ragioni incomprensibili, poco noti al pubblico ma anche a molti musicisti. Nel compilare questa suite intitolata Mozartiana, l’autore aveva in mente di fornire una nuova occasione per più frequenti esecuzioni di queste gemme dell’arte musicale, di poche pretese nella forma ma piene di bellezze inarrivabili».



M° Alessandro Cadario

Direttore d'orchestra

 

Alessandro Cadario è Direttore ospite principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano dal 2016.

Direttore d’orchestra dal gesto raffinato ed espressivo, si distingue per la presenza carismatica e le sue interpretazioni meditate e convincenti, sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico.

Ha diretto importanti orchestre tra cui l'Orchestra del Teatro Mariinsky, il Coro e l'Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo, Orchestra Filarmonica della Fenice, l'Orchestra del Teatro Carlo Felice, L’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, la Filarmonica Arturo Toscanini, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, l’Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari, i Cameristi della Scala.

Ha definitivamente attirato l’attenzione degli addetti ai lavori nel 2014, in occasione del suo debutto alla Società del Quartetto di Milano e, nel 2015 nella stagione dell’Opera di Firenze e del Teatro Petruzzelli (“Stabat Mater: con Cadario è un gran Rossini”, titola la Gazzetta del Mezzogiorno)

Sempre nel 2015 ha debuttato al Teatro alla Scala di Milano in occasione del Festival delle orchestre internazionali.

Ha diretto nel 2016 la City Chamber Orchestra di Hong Kong nella Grande Messa in do minore K.427 di Mozart e lo stesso anno ha debuttato anche alla Biennale Musica di Venezia.

Ha inoltre collaborato con solisti come Mario Brunello, Vittorio Grigolo, Alessandro Carbonare, Gautier Capuçon, Francesco Meli, Giovanni Sollima, Francesca Dego e Daniel Müller-Schott.

È stato scelto dalla Presidenza del Senato per dirigere il prestigioso concerto natalizio 2017 - in diretta RAI 1 dall'Aula del Senato.

Nella stagione 2018 ha debuttato a San Pietroburgo con l’Orchestra del Mariinski e al Teatro Regio di Torino con i Quattro pezzi sacri di Verdi.

I suoi prossimi impegni includono il ritorno nella stagione sinfonica del Teatro Petruzzelli di Bari e al Festival MITO SettembreMusica.


Roman Simovic

Violino solista

 

Il brillante virtuosismo e l’innata musicalità, alimentati da un’ampia immaginazione, hanno portato il violinista Roman Simović ad esibirsi in tutti i continenti, calcando i palcoscenici delle più importanti sale da concerto del mondo, tra cui: Bolshoi Hall del Conservatorio Čajkovskij di Mosca, Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Grand Opera House di Tel-Aviv, Victoria Hall di Ginevra, Rudolfinum Hall di Praga, Barbican
Hall di Londra, Art Centre di Seoul, Grieg Hall di Bergen, Rachmaninov Hall di Mosca.

I numerosi premi vinti in concorsi internazionali (“Rodolfo Lipizer” in Italia, Sion-Valais in Svizzera, Yampolsky Violin Competition in Russia, Henryk Wieniawski Violin Competition in Polonia) lo hanno imposto come uno dei più importanti violinisti della sua generazione.

Come solista si è esibito con alcune tra le più prestigiose orchestre al mondo (London Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica del Teatro Mariinskij, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Symphony Nova Scotia in Canada, Franz Liszt Chamber Orchestra in Ungheria, Camerata Bern, Camerata Salzburg, CRR Chamber Orchestra in Turchia, Poznan Philharmonia, Prague Philharmonia, Het Brabant Orchestra, BBC Scottish Symphony Orchestra) con direttori quali Valery Gergiev, Antonio Pappano, Daniel Harding, Gianandrea Noseda, Kristjan Järvi, Jiri Belohlavek, Pablo Heras-Casado, Nikolai Znaider, John Wilson, Mark Elder.

Regolarmente invitato a suonare in alcuni dei più importanti festival internazionali (Verbier Festival, “White Nights” Festival di San Pietroburgo, Moscow Easter Festival di Mosca, Dubrovnik Summer Festival in Croazia,  BEMUS e NOMUS Festival in Serbia, Bergen Festival in Norvegia, Festival di Portogruaro in Italia, Granada Music Festival in Spagna), collabora stabilmente con rinomati musicisti tra cui Leonidas Kavakos, Yuja Wang, Gautier Capuçon, Tabea Zimermann, Misha Maisky, Shlomo Mintz, François Leleux, Itamar Golan, Simon Trpčeski, Janine Jansen, Julian Rachlin.

Molto attivo anche in ambito didattico, tiene frequenti masterclass negli Stati Uniti, Regno Unito, Corea del Sud, Serbia, Montenegro, Israele ed Italia. Tra le sue prossime pubblicazione discografiche i Concerti di Tchaikovsky e Glazunov registrati insieme alla Mariinsky Orchestra diretta da Valery Gergiev per la Mariinsky label e i 24 Capricci di Paganini per la LSO live label. Simovic ricopre inoltre il ruolo di primo violino solista della London Symphony Orchestra.

Roman Simovic suona un violino Antonio Stradivari del 1709, generosamente donato da Jonathan Moulds, presidente della Bank of America.


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 


 



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