ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Daniele Callegari

Pianoforte: Yekwon Sunwoo

Orchestra I Pomeriggi Musicali

In collaborazione con Gioventù Musicale

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 in Sol Maggiore

Allegro moderato

Andante con moto

Rondo: Vivace

 

* * *

 

Richard Strauss (1864-1949)

Il borghese gentiluomo, suite op. 60b - IIIa

Ouverture all’atto I

Jourdain: molto allegro

Minuetto: moderato assai

Il maestro di scherma: animato assai

Entrata a danza dei sarti: vivace

Il minuetto di Lully: molto moderato

Courante: vivace assai

Entrata di Cleonte (da Lully): in tempo moderato

Preludio all’atto II

Intermezzo: andante galante e grazioso

Le dîner (Tafelmusik e danza dei garzoni di cucina):

moderato alla marcia - allegro molto - allegretto -

andante - moderato - presto

 

Note di sala a cura di Gaia Varon

 

«Immagino il concerto come qualcosa di simile alla tragedia antica, in cui l’attore esprimeva i suoi sentimenti non alla platea ma al coro, il quale dal canto suo era profondamente coinvolto nell’azione e nello stesso tempo era autorizzato a partecipare all’espressione dei sentimenti». L’accostamento al teatro di un genere musicale che si supporrebbe dei più astratti, il concerto per strumento solista e orchestra, si deve a Heinrich Christoph Koch, sostanzialmente coetaneo di Mozart (benché più longevo), che pubblicò un trattato di composizione nel 1793. «C’è invero – prosegue l’autore – una conversazione appassionata tra il solista del concerto e l’orchestra che lo affianca. A questa egli esprime i suoi sentimenti; a sua volta, mediante brevi frasi interpolate, essa gli segnala il suo consenso o ne assevera l’espressione; ora ne rinfocola vieppiù gli elevati sentimenti nell’Allegro, ora lo commisera e lo consola nell’Adagio».

 

Le parole di Koch ben si prestano a descrivere molte opere di un genere che nella seconda metà del Settecento va trovando una forma nuova e compiuta nell’ambito del nascente stile classico, calzano come un guanto per i concerti di Mozart il quale proprio in questo campo, prolifico quanto mai, sembra essersi divertito a sperimentare le inflessioni più sottili e variegate del dialogo fra strumento e orchestra, ma si prestano anche per il Quarto Concerto di Beethoven, una pagina che ha sollecitato una miriade di commenti fra storici e critici, fin dalla sua prima esecuzione, il 22 dicembre 1808 a Vienna, con l’autore a tastiera. La questione centrale di quei commenti riguarda il secondo movimento, un colloquio fra solista e orchestra che non è possibile ricondurre a una forma riconoscibile, e l’esistenza di un programma o di una narrazione intenzionale: Beethoven non indicò nulla di simile, ma l’andamento e l’espressività di quel dialogo sembrano invitare a interpretarlo in chiavi extra-musicali.

Se i primi commentatori ne rilevarono soprattutto la novità, è a partire da qualche decennio più tardi che cominciarono a farsi strada letture programmatiche, la più celebre delle quali sembra risalire a Carl Czerny, pianista e allievo di Beethoven, che collega l’Andante con moto beethoveniano al viaggio di Orfeo agli inferi, un’associazione che molti altri hanno poi accolto e ulteriormente ampliato, da Adolph B. Marx a Francis Tovey passando per Liszt fino a un interessante volume del musicologo Owen Jander del 2009, ma che molti altri hanno rifiutato.

 

Che si voglia accogliere l’idea che al brano sia sotteso un programma, che vi si voglia riconoscere la supplica di Orfeo alle furie, o che si preferisca intenderla come pura costruzione musicale, la teatralità della pagina è indubbia e, come nota Piero Rattalino, il Quarto Concerto rappresenta un ritorno di Beethoven alla sfera dell’interiorità che i compositori avevano abbandonato dopo gli altissimi esempi mozartiani.

 

Il borghese gentiluomo è un raffinato gioco di scatole cinesi, da aprire l’una dopo l’altra con la golosità con cui un bimbo scartoccia le caramelle. In mezz’ora sfilano nove brani che sono altrettanti microcosmi teatral-musicali cesellati con una grazia quasi miracolosa. Musica apparentemente semplice, la cui eleganza e vivezza mimica arrivano all’ascoltatore senza bisogno di dotte spiegazioni, ma se si ha la pazienza di alzare un coperchio dopo l’altro, ecco che dietro quelle trine sonore appaiono mondi e personaggi. A partire, naturalmente, da Richard Strauss, musicista caparbiamente determinato a seguire le proprie, sempre precisissime, idee musicali con beata, e talora beffarda, indifferenza verso tendenze e mode, ma con un intuito infallibile dei gusti e dei desideri dei suoi ascoltatori. Tocca a lui progettare la veste sonora del Borghese gentiluomo di Molière, presentato nel 1912 al pubblico di Stoccarda in un rifacimento particolare: l’autore è Hugo von Hofmannsthal, la cui apparizione sulla scena letteraria viennese, una ventina d’anni prima, aveva lasciato molti stupefatti per il connubio di inventiva felice e sapienza matura eccezionale in un ragazzo coi calzoni corti e che anni dopo, con stupefacente lucidità, racconterà nella Lettera di Lord Chandos una crisi, una sopraggiunta impotenza del linguaggio poetico e letterario che non è di un individuo ma di un’epoca intera. In quell’afasìa Hofmannsthal non indulge; lascia la poesia per la critica, si rivolge al teatro e al dialogo fra le arti, cercando, soprattutto nella lunga e fruttuosa collaborazione con Richard Strauss, di ritrovare attraverso l’emozione e la ricchezza del discorso musicale quello che il linguaggio aveva perduto come capacità di discorso poetico autonomo.

 

Un altro coperchio, ed ecco Molière e Lully. Le bourgeois gentilhomme è un testo nodale della storia del teatro. È – per usare un’espressione che Wagner porterà circa due secoli più tardi alla celebrità – un Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale, che include il testo drammatico in prosa di Molière, la partitura di Jean Baptiste Lully e un balletto. Nacque nel 1670 come divertimento per la corte di Luigi XIV e forse il solare sovrano si divertì soprattutto costringendo due grandi artisti fra loro concorrenti a lavorare assieme. Nel testo molièriano affiorano temi e spunti che il teatro rielaborerà a lungo, soprattutto la presa in giro dei costumi turchi e delle pretese di elevazione di una classe sociale emergente (gli uni e l’altra minacciosi, chi alle frontiere, chi dall’interno). Il protagonista, Monsieur Jourdain, è un borghese ridicolizzato per le sue pretese di confondersi con i nobili. Ci prova con impegno: assolda maestri di danza e spada, sarti e filosofi. Ma non può cancellare in un sol tratto anni di goffaggini e finisce umiliato e deriso (il riscatto verrà col Figaro delle Nozze di Beaumarchais e poi di Mozart, borghese capace di sconfiggere con l’astuzia l’arroganza della schiatta).

 

L’epoca in cui Hofmannsthal e Strauss riscrivono il Borghese gentiluomo vede di nuovo classi emergenti che scalpitano, un tema che appare anche nel loro Cavaliere della rosa. Ma nel Borghese gentiluomo Strauss ha materiale musicale originale con il quale giocare e lo fa con senso della bellezza, della frase rotonda e romantica, dell’incanto armonico, ma anche con un’affilata capacità di ricreare musicalmente il comico e il grottesco. Basta ascoltare come traduce nel tema brusco e scattante affidato a pianoforte e archi nell’ouverture la confusione del palazzo formicolante dei personaggi più vari, e come quello stesso tema si faccia poi comicamente tronfio per segnare l’ingresso del protagonista.

 

Analoghi contrasti si trovano nel Minuetto e nella Lezione di scherma, con l’allievo che sciupa goffo la grazia alla Watteau del ballo e si mostra esitante e debole di fronte all’esibita potenza delle armi. E nelle danze inventate o rielaborate da originali di Lully (il Minuetto centrale e l’Entrata di Cleonte), Strauss gioca con i ritmi e i colori strumentali per dipingere la piccola corte di intriganti che ruota attorno al borghese, fino al grande banchetto finale in cui le portate sono introdotte con citazioni garbatamente beffarde, come L’oro del Reno wagneriano per il salmone e il Don Chisciotte dello stesso Strauss per il montone arrostito. È forse la prima volta che il Novecento musicale gioca dichiaratamente con la musica del passato. Strauss non è filologico, non trascrive, non rifa à la manière de, non propone un uso distorto di musiche altrui per aggirare un’impotenza linguistica. Non vi è qui nulla della distaccata ironia di Stravinskij: con infinita maestrìa, Strauss «si limita» a reinventare una sorta di perduta età dell’oro musicale.

 

M° Daniele Callegari

Direttore d'orchestra

 

Nato a Milano, ha studiato al Conservatorio della sua città contrabbasso e percussioni, entrando a far parte – a soli 22 anni – dell’orchestra del Teatro alla Scala, dove ha avuto modo di suonare con i più importanti direttori. Questo confronto stimolante con grandi nomi lo ha portato a voler studiare direzione d’orchestra e composizione, e dall’inizio degli anni novanta si è imposto all’attenzione dei più importanti teatri, divenendo in breve uno dei direttori più apprezzati sulla scena internazionale.

Dal 1998 al 2001 è stato Direttore Principale al Wexford Opera Festival e dal 2002 al 2008 è stato Direttore musicale della DeFilharmonie (Royal Flanders Philharmonic Orchestra) di Anversa.

Il suo interesse per il repertorio del Novecento lo indirizza verso una carriera di ampio respiro, dandogli modo di dirigere alcune opere in prima esecuzione assoluta, fra le quali Alice di Giampaolo Testoni al Teatro Massimo di Palermo (1993), Oedipe sur la route di Pierre Bartholomée alla Monnaie di Bruxelles (2003). Nel 2006, con la DeFilharmonie, ha inciso i due libri dei Préludes di Debussy nella versione orchestrale curata da Luc Brewaeys.

Daniele Callegari ha diretto alcune fra le maggiori istituzioni concertistiche del mondo, fra le quali: Orchestre Nationale de l'Île de France, Orchestre National de Belgique, Orchestre philharmonique de Monte-Carlo, Orchestre de La Monnaie de Bruxelles, Rotterdam Philharmonic Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, Münchner Rundfunkorchester, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orquesta Nacional de Madrid, Orchestra Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano.

È regolarmente invitato dai maggiori teatri e dalle più prestigiose sale concertistiche del mondo, dove ha diretto molte importanti produzioni, fra le quali Il trovatore e La Gioconda al Metropolitan Opera di New York, Turandot al Teatro alla Scala; Il trovatore, Rigoletto e Madama Butterfly all’Opéra National de Paris, L’elisir d’amore e La traviata alla Staatsoper di Berlino.

Fra i suoi impegni più recenti, ha diretto l’Orchestre Metropolitain de Montréal, Tosca alla Kungliga Operan Stockholm, Poliuto al Liceu de Barcelona, Jérusalem e Messa da Requiem di Verdi al Festival Verdi di Parma, Falstaff alla San Diego Opera.



Yekwon Sunwoo

Pianoforte solista

I PREMIO CONCORSO INTERNAZIONALE VAN CLIBURN DI FORTH WORTH 2017

 

Medaglia d'oro al Concorso Internazionale Van Cliburn 2017, il ventottenne pianista coreano Yekwon Sunwoo è stato acclamato dalla critica per "il controllo totale sullo strumento e per la grande espressività" (San Francisco Examiner). Artista al tempo stesso potente e virtuoso, quando suona, ha detto di voler “raggiungere la verità e la pura bellezza della musica" provando a trasmettere al pubblico le proprie emozioni più profonde. Nato a Anyang, in Corea del Sud, Yekwon Sunwoo ha iniziato lo studio del pianoforte all'età di otto anni. Nel 2004, a soli quindici anni, tiene a Seoul il suo primo recital come solista ed il suo primo concerto con orchestra, prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 2005 per studiare con Seymour Lipkin presso il Curtis Institute of Music. Qui si diploma e successivamente consegue un master presso la Juilliard School con Robert McDonald e un secondo diploma con Richard Goode presso la Mannes School of Music. Attualmente studia con Bernd Goetzke a Hannover. Yekwon Sunwoo riconosce a ciascuno dei suoi maestri un ruolo fondamentale nel suo sviluppo professionale e nell’approccio alla musica e ha voluto rendere omaggio al compianto Seymour Lipkin eseguendo la sua cadenza del Concerto per pianoforte in do maggiore K. 467 di Mozart durante la prova semifinale del Concorso Van Cliburn, dove è stato, tra l’altro il primo coreano a vincere la medaglia d’oro. Questo prestigioso riconoscimento ha contribuito in maniera determinante al lancio della sua carriera nella Stagione 2017 - 2018 con gli inviti ai Festival Internazionali di Aspen, Grand Teton e Duszniki. Ha inoltre tenuto recital a Chicago, Houston, Los Angeles e Vancouver e, in primavera, ha intrapreso un tour con l'Orchestra Nazionale di Cuba in nove città negli Stati Uniti. In Europa, Sunwoo ha debuttato nel Regno Unito con la Royal Scottish National Orchestra diretta da Cristian Macelaru, ed è stato ospite nella stagione dell’Elbphilharmonie di Amburgo, esibendosi poi a Bruxelles, Copenaghen, Istanbul, Madrid, Helsingborg e in tutta la Germania. Le sue performance in Asia includono concerti a Beirut, Taiwan, Hong Kong e in tutta la Corea del Sud. Due settimane dopo la sua vittoria al Concorso Van Cliburn l'etichetta discografica Decca Gold ha realizzato il CD Cliburn Gold 2017 che include integralmente le sue interpretazioni de La valse di Ravel e della Sonata n. 2 per pianoforte di Rachmaninov che gli sono valse il Primo Premio. Yekwon Sunwoo ha suonato come solista con la Baltimore Symphony Orchestra diretto da Marin Alsop, con la Juilliard Orchestra con Itzhak Perlman presso la Avery Fisher Hall, con l’Orchestra Sinfonica di Houston diretta da James Feddeck, con l’Orchestra Sinfonica di Fort Worth con Leonard Slatkin e Nicholas McGegan, con la Sendai Philharmonic Orchestra. Ha tenuto recital come solista alla Carnegie Hall, alla Hamarikyu Asahi Hall di Tokyo, presso la Wigmore Hall di Londra, la Salle Cortot di Parigi, la Kumho Art Hall di Seoul e in tutta la Corea del Sud, in Germania, Svizzera, Repubblica Ceca e Marocco. Camerista molto attivo, annovera tra i propri partner i Quartetti Jerusalem e Brentano, i violinisti Benjamin Beilman e Ida Kafavian, i violoncellisti Edgar Moreau, Gary Hoffman e Peter Wiley e la pianista Anne-Marie McDermott. Ha effettuato tour in Costa Rica, Guatemala e Panama con la Kumho Asiana Cultural Foundation, si è esibito per la Chamber Music Society del Lincoln Center all’interno delle Chamber Music Lectures, ed è stato invitato al Summit Music, alla Bowdoin International e ai Festival di Musica Estiva di Toronto. Oltre alla medaglia d'oro al Concorso Van Cliburn, Yekwon Sunwoo ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale di Pianoforte di Francoforte nel 2015, nel 2014 si è aggiudicato il prestigioso Vendome Prize che viene assegnato durante il Festival di Verbier, nel 2013 ha vinto il Concorso Internazionale di Sendai e nel 2012 la William Kapell International Piano Competition.


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 

Fondazione Gioventù Musicale d’Italia


La Gioventù Musicale d’Italia, fondata a Milano nel 1952, è la sezione italiana della Fédération Internationale des Jeunesses Musicales, un’organizzazione internazionale, creata a Bruxelles nel 1945, di cui fanno parte più di quaranta Paesi in tutto il Mondo, con lo scopo comune di diffondere la musica presso i giovani, senza distinzioni di cultura, razza, lingua. La sua attività è vastissima e spazia dalla musica classica, che ne è la base, al jazz, al folk, alla musica etnica, fino alle più recenti espressioni musicali. Gioventù Musicale d’Italia opera sul territorio nazionale attraverso le sue sedi ed è tra i maggiori organismi musicali italiani per diffusione e per quantità di iniziative realizzate (oltre duecento concerti all’anno). Scopi primari dell’Istituzione sono diffondere la musica e la cultura musicale, in particolare tra i giovani, formare il nuovo pubblico, valorizzare e sostenere i giovani musicisti, sia attraverso il legame da anni consolidato con la Fédération Mondiale des Concours Internationaux de Musique (FMCIM), sia attraverso le proprie audizioni nazionali.




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