ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

76a Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali



Comporre per il proprio pubblico

Mozart, Sinfonia n. 31 in re magg. K 297 “Parigi” 

Mozart, Concerto n. 2 per violino e orchestra in re magg. K 211

Beethoven, Estratto da Le Creature di Prometeo

Direttore e violino: Fabio Biondi 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Sinfonia n.31 in re maggiore, K297 “Parigi”

I: Allegro assai

II: Andante

III: Allegro

 

Concerto n.2 per violino e orchestra in re maggiore, K211

I: Allegro moderato

II: Andante

III: Rondeau: Allegro

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827),

Le creature di Prometeo, estratti dal balletto,  op.43 


 

Comporre per il proprio pubblico

 

Le tre pagine in programma sono altrettante lettere sulla cui busta è indicato un destinatario preciso: un pubblico specifico, il proprio pubblico in quel dato momento. Concepite in un intervallo piuttosto ristretto della storia della musica europea (un quarto di secolo quasi esatto, tra il 1775 e il 1801) in tre città diverse – Parigi, Salisburgo e Vienna –, portano segni evidenti di ciascuna di esse, o meglio del pubblico che il compositore si trovò di volta in volta di fronte. Benché scritte da due dei tre grandi classici viennesi, solo il lavoro beethoveniano ha a che fare con la capitale asburgica. Mozart, infatti, l’incontriamo in una fase della parabola biografico-professionale precedente il trasferimento a Vienna: quella prima metà dell’esistenza caratterizzata dal soggiorno nella natìa Salisburgo e dai numerosi viaggi. Fu proprio durante il viaggio del 1778 d’un Mozart ventiduenne in una Parigi ancora ignara della Rivoluzione, viaggio invero funesto perché vi morì la madre, che vide la luce, non senza fatica a giudicare dai ripensamenti testimoniati dall’autografo, la Sinfonia in Re maggiore K. 297. Pagina grandiosa concepita nello spirito del gusto francese, e arricchita dal timbro di quei clarinetti che a quell’altezza cronologica in Austria e in Italia non erano ancora in voga, piacque molto all’istituzione, il Concert Spirituel, che gli aveva commissionato una «Sinfonia a 10 instrumenti» (cioè a dieci parti). Piacquero soprattutto i brillanti e fragorosi tempi estremi: l’Allegro assai dall’architettura efficacissima, in cui Mozart incorpora il premier coup d’archet, il perentorio gesto inaugurale all’unisono che impressionava per la solenne enfasi sinfonica e si diceva prerogativa dell’orchestra parigina; e il crepitante Finale (si apprezzi l’apertura personalissima con i violini I e II in piano), di cui, sostiene qualcuno, si sarebbe ricordato Schubert nel finale della propria Prima sinfonia. Joseph Le Gros, direttore del Concert Spirituel, apprezzò meno l’idillico Andantino, di cui era invece convinto l’autore, che ne elogiava al padre la doppia qualità che avrebbe conquistato «tutti gli amatori e gli intendenti»: l’essere «naturale e breve».

 

Tre anni prima, nel medesimo Re maggiore, Mozart aveva composto in tutt’altro contesto un concerto per violino. Nel giugno 1775 il compositore diciannovenne viveva a Salisburgo in un frangente professionale in cui era proprio il violino lo strumento da cui, in veste di Konzertmeister, guidava l’orchestra del principe-vescovo. Al violino, e plausibilmente a se stesso come interprete, Mozart dedicò in quegli anni notevoli pagine solistiche in composizioni orchestrali e ben cinque concerti nel solo 1775. Il Concerto K. 211 è il secondo e forse meno estroverso di questa serie importante in cui il compositore ricerca una voce che caratterizzi lo strumento e al contempo la personalità dell’Autore, secondo una cifra di eleganza, affettuosa cantabilità, esuberanza giovanile. Si apprezzi di questo lavoro, debitore verso la cordialità galante della generazione precedente, specie Johann Christian Bach, il cesello della scrittura dell’Allegro moderato, che pur nell’andamento rapido regala momenti di toccante dolcezza; il Rondò conclusivo, vivacizzato dall’unico episodio in modo minore; ma soprattutto l’Andante in Sol maggiore – quasi un’irruzione del mondo del melodramma pastorale nel cuore d’un concerto strumentale –, tanto prossimo, nell’incanto del suo lirismo cantabile, al memorabile rondò vocale «L’amerò, sarò costante» cantato dal protagonista del Re pastore in dialogo col violino obbligato, sempre a Salisburgo in quel medesimo 1775.

           

A ideale coronamento d’un concerto dedicato al cuore del classicismo viennese, Mozart e il primo Beethoven, incontriamo quest’ultimo un quarto di secolo più tardi a Vienna, in un anno, il 1801, che costituisce una pietra miliare nel percorso creativo del compositore. Proprio a quell’anno risale infatti l’affermazione shock raccolta dall’allievo Carl Czerny: «Non sono molto soddisfatto dei lavori che ho scritto finora; da oggi in poi voglio battere una via nuova». È sorprendente che l’annuncio della svolta imminente dell’adozione del cosiddetto “stile eroico”, avvenga al termine d’un biennio particolarmente intenso per composizioni, pubblicazioni, successi, che aveva portato il compositore trentenne a padroneggiare ogni genere strumentale. Questa piena maturità creativa venne salutata dal pubblico viennese col successo tributato il 28 marzo 1801 al balletto eroico e allegorico in due atti Le creature di Prometeo, messo in scena al Teatro di Corte dal celebre danzatore e coreografo napoletano Salvatore Viganò. Il soggetto ideato da quest’ultimo ha per protagonista il mito classico del titano che si cimenta nel conferire vita fisica e intellettuale a due statue da lui stesso plasmate (le creature del titolo), mobilitando in Parnaso Apollo, Bacco, Orfeo, le Muse e altre figure mitologiche perché le educhino alla bellezza. Al termine del balletto lo stesso Viganò avrebbe dimostrato, nei panni di una delle creature, la grazia raggiunta. Beethoven risponde alla commissione con una partitura, un’ouverture e sedici numeri, dominata da una cifra di elegante, classico nitore e ispirato lirismo. Del valore dell’invenzione musicale era ben conscio l’Autore stesso, che l’anno dopo avrebbe adottato il motivo della danza conclusiva, già peraltro mutuato dalle Dodici contraddanze per orchestra WoO 14, a tema delle Variazioni per pianoforte op. 35 e qualche anno più tardi del Finale della Terza sinfonia, proiettando il balletto che chiude idealmente la prima stagione beethoveniana sul palcoscenico ben più illustre della sua fase eroica. D’altra parte, la musica beethoveniana era destinata a illustrare proprio la scena in cui «Apollo ordina a Bacco di far conoscere [agli uomini] la danza eroica di cui egli è l’inventore».

 

Raffaele Mellace

 

 

Fabio Biondi

Violino, Direttore  

 

Nato a Palermo, Fabio Biondi ha iniziato la sua carriera internazionale molto giovane, spinto da una precoce curiosità culturale e musicale che lo ha portato a collaborare quale primo violino con i più famosi ensemble specializzati nell’esecuzione di musica antica con strumenti e prassi esecutiva originali. Nel 1990 la svolta decisiva: ha fondato Europa Galante che, in pochissimi anni, è divenuto l’ensemble italiano specializzato in musica antica più famoso e più premiato in campo internazionale. Fabio Biondi è invitato nelle sale da concerto più famose del mondo, tra cui la Scala di Milano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Concertgebouw di Amsterdam, la Royal Albert Hall di Londra, il Musikverein di Vienna, il Lincoln Center di New York e la Sydney Opera House. Oggi, Fabio Biondi incarna il simbolo della perpetua ricerca dello stile libero e del linguaggio originale. Questa inclinazione lo porta a collaborare in veste di solista e direttore con orchestre quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, la Chicago Symphony Orchestra, l’Opera di Halle, l’Orchestra da Camera di Zurigo, l’Orchestra da Camera di Norvegia, l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo, la Mahler Chamber Orchestra. Fabio Biondi è stato per 10 anni (2005-2015) direttore stabile per la musica antica della Stavanger Symphony Orchestra. Dal 2015 al 2018 è stato direttore musicale del Palau de las Artes Reina Sofia di Valencia. Dal 2011 è Accademico dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, mentre nel 2018 gli è stata conferita la laurea honoris causa in musicologia dall'università di Palermo.



NOTE

Informazioni generali

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