ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

75ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali - Anniversari



Direttore: George Pehlivanian

Pianoforte: Herbert Schuch

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Anniversari VII: Ludwig van Beethoven (1770-1827)

 

 

Ludwig van Beethoven

Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore op. 37

I: Allegro con brio

II: Largo

III: Rondo: Allegro – Presto

***

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 6 in Fa Maggiore op. 68 “Pastorale”

I: Piacevoli sentimenti che si destano nell'uomo all'arrivo in campagna: Allegro ma non troppo

II: Scena al ruscello: Andante molto mosso

III: Allegra riunione di campagnoli: Allegro

IV: Tuono e tempesta: Allegro

V: Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta: Allegretto



Solo dal 1977, con il ritrovamento dell’autografo, sappiamo che il Concerto per pianoforte n. 3 fu completato da Beethoven nel 1803 (e non tre anni prima, come fino ad allora si era creduto). La gestazione di quest’opera è d’altronde legata a un’esecuzione avvenuta al Theater an der Wien il 5 aprile di quell’anno, con Beethoven come solista, occasione nella quale furono eseguite anche la sua Sinfonia n. 2 e l’oratorio Cristo sul Monte degli olivi. Con tre brani nuovi da preparare venne a mancare il tempo necessario per le prove d’orchestra e per completare la composizione, così che un testimone oculare, Ignaz von Seyfried, ricorda come Beethoven “non avesse di fronte che pagine bianche, tutt’al più con qua e là qualche geroglifico incomprensibile; suonava la parte solistica quasi interamente a memoria perché non aveva avuto il tempo di scriverla completamente, cosa che gli succedeva non di rado”. Pertanto questa pagina meravigliosa fu completata solo in vista del concerto successivo nel quale Beethoven dirigeva l’orchestra mentre Ferdinand Ries, suo amico e allievo, era al pianoforte. Accolto all’esordio molto tiepidamente – probabilmente anche a causa della scarsa preparazione – fin da questa seconda esecuzione il Concerto n. 3 è divenuto un cavallo di battaglia dei più grandi pianisti, e ben a ragione visto che esso rappresenta un modello del concerto pianistico romantico e uno di quelli che hanno maggiormente contribuito a far diventare questo genere musicale uno dei più idolatrati del secolo XIX. Sarebbe interessante seguire dettagliatamente dal punto di vista formale quali sono le caratteristiche di questa nuova scrittura, ma bisognerebbe leggere mentre si ascolta la musica in sala (il che non è possibile, né consigliabile), e mi soffermerò pertanto solo sul tratto più evidente e più facilmente memorizzabile, ossia sull'amplissima introduzione orchestrale che prelude all'ingresso del solista (l'esatto contrario di quanto avverrà con il Concerto n. 4). Di fatto, la forma del concerto per pianoforte e orchestra sta per diventare l'icona musicale dello spirito del tempo; vi si concentrano infatti tre elementi che potremmo considerare emblematici per la borghesia dell'epoca e del secolo di lì a venire: il pianoforte a coda, oggetto di ostentazione e simbolo al tempo stesso di avanzamento tecnologico; la figura del virtuoso, spesso il compositore stesso, che affronta superandole le difficoltà più ardue; infine quella complicità sottile, ma del tutto ingannevole, che il solista instaura con il pubblico, particolarmente nel tempo lento, destinata a solleticare il lato più sensibile dell'ascoltatore rendendolo, per qualche momento, un tenero sentimentale (riconosco che l'interpretazione in chiave socio-psicologica non è frutto del mio sacco, ma ci ho aggiunto un po' del mio).

 

E veniamo alla Sesta. Come potete immaginare su questa sinfonia, come su gran parte del repertorio di Beethoven si è scritto di tutto, e pertanto dopo avervi riportato i dati essenziali, passerò anche a qualcosa d'altro, ovviamente in relazione con il programma beethoveniano. Composta in parallelo con la Quinta sinfonia (siamo tra il 1807 e il 1808), la “Pastorale” è interamente dedicata alla natura, così cara al compositore. Ma attenzione: ancora una volta si tratta di una natura idealizzata e spirituale, non di un’immagine da cartolina; non una musica a programma, dunque, ma ciò che lo stesso Beethoven definì “più espressione del sentimento, che descrizione”, smentendo così tanti pedanti e didascalici esegeti successivi. Ecco i titoli dei cinque movimenti: 1) Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna; 2) Scena al ruscello; 3) Lieta brigata di contadini; 4) Il temporale (poteva mancare un temporale?); 5) Canto pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale. Anche questa volta, come nel caso del Concerto n. 3, la prima esecuzione avvenne al Theater an der Wien, un palcoscenico mitico e tuttora in funzione, fondato nientemeno da Emanuel Schikaneder, il librettista e impresario, oltre che interprete principale del ruolo di Papageno nella prima del Flauto magico di Mozart. Anche questa volta si trattò di un articolato e lunghissimo concerto, comprendente l'esecuzione della Quinta e la Sesta sinfonia, parte della Messa in Do maggiore, la Fantasia corale, il Concerto per pianoforte n. 4, e l’aria per soprano “Ah, perfido”, ciò che ci può dare un’idea della durata dei concerti di allora, verosimilmente almeno doppia rispetto alla media di oggi.

E mentre vi godete l’ascolto di questa sinfonia (per alcuni sarà l’ennesima volta, per i più giovani magari la prima in assoluto), vi presento a mia volta la seguente, apparentemente banale definizione di Beethoven: il compositore più importante per la storia della musica successiva. Poiché infatti ogni percorso artistico è distintivo del suo tempo, vale ricordare che Beethoven costituisce, con la sua biografia, un campione emblematico dei nuovi ideali sociali; ne è testimonianza il fatto che egli sia stato il primo compositore-virtuoso a svincolarsi dalle strette dipendenze di un patrono o mecenate: forse la più grande conquista del musicista moderno, e anche di questo gli siamo debitori.

 

note a margine di Renato Meucci


M° George Pehlivanian

Direttore d'orchestra


Americano d'adozione, Pehlivanian si è trasferito con la sua famiglia a Los Angeles nel 1975, dove ha studiato direzione d'orchestra con Pierre Boulez, Lorin Maazel e Ferdinand Leitner. Si è imposto all'attenzione internazionale conseguendo, a soli a 27 anni, il Primo premio al Concorso Internazionale per Direttori d'orchestra di Besancon, primo artista americano in assoluto ad aggiudicarsi un riconoscimento di siffatto prestigio. A partire da quel momento, Pehlivanian ha definitivamente consolidato la propria fama imponendosi come uno dei direttori più coinvolgenti della propria generazione. Ha debuttato alla Long Beach Opera di Los Angeles con la direzione di Carmen e in seguito, su invito di Valerij Gergiev, ha diretto Traviata all'Opera del Kirov di San Pietroburgo. A partire dal 2005 ricopre il ruolo di Direttore Artistico e Musicale dell'Orchestra Filarmonica Slovena. Successivamente, è stato nominato Primo Direttore Ospite della Deutsche Staatsphlharmonie Rheinland-Pfalz e, ancora, Direttore Stabile dell'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, affiancando al contempo prestigiose collaborazioni con la Israel Philharmonic Orchestra. Notevoli sono le collaborazioni in ambito italiano: ha diretto l'Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, l'Orchestra Nazionale della Rai dl Torino, l'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. Ha inoltre preso parte a prestigiosi festival, tra cui il Festival dei Maggio Musicale Fiorentino, il Festival Verdi di Parma, e il Ravenna Festival. Tra le più recenti esperienze, Pehlivanian, nell'estate 2008 al Festival di Ljubljana, ha diretto l'Elektra di Strauss e il concerto di chiusura con la Israel Philharmonic. Di rilievo le sue collaborazioni con solisti di prestigio internazionale: Maxim Vengerov, Isabelle Faust, Sergej Krilov, Anne Akiko Meyers, Evelyn Glennie. Numerose le sue incisioni discografiche per BMG, EMI/Virgin Classics, Chandos e Studio SM.

 

Herbert Schuch

Pianoforte solista

 

Il pianista Herbert Schuch si è imposto fra i musicisti più interessanti della sua generazione grazie alle registrazioni e ai programmi concepiti in maniera sorprendente. Nel 2013 ha ricevuto un ECHO Klassik per la sua registrazione del Concerto per Pianoforte di Viktor Ullmann ed il Concerto per pianoforte n. 3 di Beethoven, eseguiti con l’Orchestra Sinfonica WDR diretta da Olari Elts. Nel 2014 ha pubblicato l'affascinante CD per pianoforte solo intitolato "Invocation", con opere di Bach, Liszt, Messiaen, Murail e Ravel, lavoro che rapisce grazie al suono delle campane. Si è esibito con questo programma in recital pianistici al Festival di Salisburgo e al Musikfest di Stoccarda, oltre che, fra le altre, presso la Frauenkirche di Dresda e la Philharmonie di Berlino. Un CD in duo con Gülru Ensari, con opere di Brahms, Hindemith, Stravinsky e Özkan Manav, è stato pubblicato all’inizio del 2017. Herbert Schuch ha collaborato con orchestre del calibro della London Philharmonic Orchestra, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la NHK, l’Orchestra del Teatro Mariinsky con la direzione di Valery Gergiev, la Residentie Orkest Den Haag, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra della Svizzera Italiana, i Münchner Philharmoniker, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, i Bamberger Symphoniker, la Dresden Philharmonie e le orchestre sinfoniche delle radio MDR, WDR, NDR Hannover e DR (Danmarks Radio) oltre che con la Camerata Salzburg e la Festival Strings Lucerne. È ospite regolare delle istituzioni e dei festival più prestigiosi quali il Kennedy Center di Washington D. C., la Elbphilharmonie di Amburgo, la Philharmonie di Colonia, il Festival di Salisburgo, il Festival Radio France Occitanie, il Festival Pianistico della Ruhr, il Festival Musicale di Rheingau, il Kissinger Sommer e lo Schumann Festival di Düsseldorf. Ha collaborato con direttori d’orchestra del calibro di Pierre Boulez, Andrey Boreyko, Douglas Boyd, Lawrence Foster, Eivind Gullberg Jensen, Jakub Hrusa, Jun Märkl, Yannick Nézet-Séguin, Jonathan Nott, Markus Poschner, Michael Sanderling e Alexander Vedernikov. Gli appuntamenti principali della stagione 2018/2019 di Herbert Schuch prevedono una tournée sudamericana con la Filarmonica di Dresda (Sanderling), esibizioni e registrazioni di tutti i Concerti per pianoforte di Beethoven presso la Grosses Festspielhaus di Salisburgo con l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo e concerti con l’Orchestre National de Balgique (Shelley), l’Orchestra Filarmonica di Stato di Amburgo (Nagano), l’Orchestra Sinfonica WDR (Saraste), la Deutsche Radio Philharmonie (Venzago), la Filarmonica di Stato della Renania-Palatinato e alla Elbphilharmonie di Amburgo, alla Konzerthaus di Berlino e allo Schumannfest di Düsseldorf. Herbert Schuch è nato a Timisoara, in Romania, nel 1979. Dopo le prime lezioni di pianoforte nella sua città natale, nel 1988 si è trasferito con la famiglia in Germania, dove vive tutt’ora. Ha proseguito gli studi musicali con Kurt Hantsch e poi con il Prof. Karl-Heinz Kämmerling al Mozarteum di Salisburgo. Negli ultimi anni Herbert Schuch è stato particolarmente influenzato dai suoi incontri e collaborazioni con Alfred Brendel. Ha catturato l’attenzione internazionale grazie alla vittoria di tre importanti concorsi pianistici nel corso di un solo anno: il Casagrande di Terni, il Concorso Pianistico Internazionale di Londra ed il Concorso Pianistico ‘Beethoven’ di Vienna. Herbert Schuch, che da bambino ha anche suonato il violino per dieci anni, condivide la propria passione per la musica da camera con musicisti del calibro di Nicolas Altstaedt, Julia Fischer, Maximilian Hornung, Sebastian Manz e Daniel Müller-Schott. A fianco della sua attività concertistica, Herbert Schuch è anche attivo nell’organizzazione "Rhapsody in School" fondata da Lars Vogt, con l’intento di portare la musica classica nelle scuole.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali


27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokof’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.



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