ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

74ª Stagione Sinfonica Orchestra I Pomeriggi Musicali Ritratti d'Autore



Direttore: Tao Fan

Clarinetto: Marco Giani

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Benjamin Britten (1913-1976)

Simple Symphony op. 4

Boisterous Bourrée

Playful Pizzicato

Sentimental Saraband

Frolicsome Finale

 

Antonio Casimir Cartellieri (1772-1807)

Concerto per clarinetto e orchestra in Mi bemolle Maggiore

Allegro con spirito

Adagio

Rondò: Adagio - Allegro

(Edizione a cura di Alberto Cara e Marco Giani)

 

* * *

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n. 8 op. 93 in Fa Maggiore

Allegro vivace e con brio

Allegretto scherzando

Tempo di menuetto

Allegro vivace

 

Note di sala a cura di Gaia Varon

 

Oggi immaginiamo i talenti precoci della composizione quasi come reliquie del passato, Mozart o magari ancora Mendelssohn, ma in generale pensiamo al comporre come a un mestiere che richiede maturità e un lungo percorso di studi. Benjamin Britten tuttavia era uno scatenato talento fin da bambino, tanto che a vent’anni poteva concedersi di scrivere una sinfonia per orchestra d’archi «basata interamente – secondo le sue parole – su materiale tratto da opere che l’autore scrisse fra i nove e i dodici anni».

 

I quattro movimenti non costituiscono una sinfonia nel senso classico del termine, ma una sorta di suite di danze alla maniera barocca e un sapore barocco si respira sin dall’inizio, nell’animato gioco di imitazioni strumentali con cui si apre il primo brano che porta il titolo giocoso di Boisterous (chiassosa, turbolenta) Bourrée; dopo un secondo tema più dolce, il materiale iniziale viene ripreso in modo ancor più inventivo e torna infine nella coda conclusiva che sembra quasi spegnersi, come per preparare la scena per il movimento successivo. Anche in questo caso il titolo è eloquente, Playful Pizzicato, e Britten precisa che va suonato il più rapidamente possibile. Il cuore della Sinfonia è senz’altro la Sentimental Saraband, che non a caso dura da sola quasi quanto gli altri tre movimenti messi assieme e miscela con stupefacente acume il profumo barocco della Sarabanda con un un tema aggraziato, nella sezione centrale, tratto da un Valzer del 1923 (quando l’autore, nato nel 1913, aveva dunque dieci anni). Un finale biricchino, Frolicsome Finale, che pesca in due Sonate pianistiche giovanili, richiama nell’architettura il primo movimento, ma con un’esuberanza giocosa che ricorda il secondo.

 

Per i singoli movimenti Britten conservò gli appellativi affettuosi delle composizioni originarie con le loro umoristiche allitterazioni e scelse «semplice» per la sinfonia tutta, che era destinata a un’orchestra amatoriale con l’obiettivo di creare una musica che non andasse aldilà delle capacità tecniche degli esecutori, ma fosse di soddisfazione tanto per chi suona quanto per chi ascolta. Semplice, dunque, ma non modesta, anzi, come nota lo studioso Michael Kennedy, «forse più profonda di quanto non volesse ammettere lo stesso Britten».

 

Nato a Danzica nel 1772, figlio di due cantanti d’opera (italiano il padre e lettone la madre) entrambi attivi presso le corti tedesche, il compositore boemo Antonio Casimir Cartellieri appartiene alla stessa generazione di Beethoven, quella che si trovò a traghettare linguaggi e forme dallo «stile classico» di Haydn e Mozart al nuovo «romanticismo» di Weber e Mendelssohn. Altri parallelismi legano i due compositori: come Beethoven, Cartellieri si trasferì giovane a Vienna dove ebbe modo di completare la sua formazione, fu probabilmente allievo di Salieri e fu assunto dal principe Lobkowitz come maestro di cappella, compositore e violinista; con Beethoven intrattenne anche rapporti amichevoli e collaborazioni musicali: la serata in cui ebbe luogo la prima esecuzione del suo oratorio Gioas re di Giuda nel marzo del 1795 segnò anche il debutto di Beethoven sulla scena pianistica viennese e negli anni successivi Cartellieri suonò composizioni del collega sotto la sua direzione, fra cui l’Eroica e il Triplo Concerto.

 

La morte prematura di Cartellieri, a trentacinque anni nel 1807, fu probabilmente fra le ragioni che impedirono alle sue composizioni di raggiungere una maggiore diffusione e si deve al clarinettista tedesco Dieter Klöcker, fine interprete e infaticabile ricercatore di pagine dimenticate, la riscoperta pochi anni fa dei suoi concerti per clarinetto, fra cui quello in Mi bemolle Maggiore che ascolteremo questa sera. La produzione di Cartellieri per clarinetto rivela un’eccellente conoscenza dello strumento e, come spiega Klöcker, non per caso: durante il suo soggiorno viennese, il compositore si avvalse dei consigli di uno degli strumentisti migliori di allora, quell’Anton Stadler che fu anche amico e destinatario di alcune opere di Mozart. Il Concerto in Mi bemolle, articolato nei canonici tre movimenti, richiede al solista tecnica brillante, ma anche doti espressive, soprattutto in un momento che è forse il tratto più originale della composizione: dopo un Allegro con spirito e un Adagio, Cartellieri chiude il concerto con un Rondo dal passo rapido e spigliato, nel quale tuttavia si inserisce un Adagio, un momento raccolto e intimamente lirico, una breve oasi di pace prima che il movimento riprenda la sua corsa verso la conclusione.

 

L’Ottava è forse la più misteriosa sinfonia di Beethoven: niente titanismo, fato che bussa, marce funebri, costruzioni possenti, ma un andamento spedito e un tono brillante. Spesso viene sbrigativamente definita «haydniana», riducendo in un colpo solo Haydn all’intrattenimento faceto e l’Ottava a sinfonia minore, ma c’è forse un’altra chiave di lettura che rende la lezione di Haydn più significativa.

 

Presentata in pubblico per la prima volta a Vienna nel 1814, in un concerto che includeva anche la Settima e un brano chiassoso, d’occasione e fracasso come la Vittoria di Wellington, «non fece furore», forse perché è bizzarra e breve, la più breve fra quelle beethoveniane. Tuttavia è per certi versi anche la più avvincente, sperimentalismo spinto su una scala ridotta: manca, per esempio, il movimento lento e in sua vece, al secondo posto, c’è un conciso (circa quattro minuti) Allegretto scherzando, leggerissimo come fosse tutto un sottinteso. Si può intenderlo come un garbato interludio oppure come il nucleo sostanziale della Sinfonia: con la sua ossessione ritmica, quegli accordi staccati ripetuti dei legni, un tema di rapidi schiocchi che archi acuti e bassi si rimbalzano come un ping pong, con i passaggi bruschi dalla sonorità trattenuta a repentine esplosioni di fortissimo, con intrecci strumentali volutamente irregolari, l’Allegretto è una macchina potente ma sghemba, deformata, come un dipinto cubista o certe pagine stravinskiane.

 

Certo, si può ascoltarlo, come è stato fatto, come una bonaria parodia del metronomo perfezionato in quel periodo da Johann Maelzel, di cui Beethoven era amico. E si può senz’altro ascoltare la Sinfonia tutta con spensieratezza, godendosi la sua arguzia come un omaggio o un ricordo di quella di Haydn, ma più interessante è intendere quel secondo movimento come il fulcro di una costruzione retta dal gioco timbrico, ritmico e armonico, e non dall’impeto epico o dall’intensità espressiva. Non solo all’arguzia, dunque, ma alla sperimentazione si possono rinviare anche tanti altri elementi apparentemente solo giocosi: un attacco che sembra già una risposta e che infatti si ripresenta, ora più «al suo posto», alla fine del primo movimento; armonie inconsuete, silenzi a sorpresa, momenti in cui il movimento musicale sembra sfaldarsi e poi invece riprende come nulla fosse, strumenti impegnati in registri o motivi inconsueti e talvolta non idiomatici, o abbinati in modo non tradizionale; un Tempo di menuetto che più che incarnare sinfonicamente la danza sembra servire a creare un’isola lirica in una sinfonia per il resto tutta nervosa e pungente; un finale che sembra giocare rinviando ripetutamente un inizio riconoscibile e sfocia infine in una coda trascinante e sproporzionatamente lunga. E questo forse è il vero lascito di Haydn che Beethoven raccoglie nell’Ottava: una libertà di procedere ponendo domande, e a esse dando risposte, squisitamente musicali, che obbediscono a una logica propria, più che a forme e modelli ereditati dalla tradizione.



M° Tao Fan

Direttore d'orchestra


Tao Fan si fregia del titolo di National First Class Conductor in Cina, da quando è Direttore Principale della National Radio Symphony Orchestra (1995). Ha diretto molto orchestre in tutto il mondo: la Helsinki Philharmonic Orchestra e la Finnish National Radio Orchestra, la Brandenburger Staatsorchester di Francoforte, la Janacek Philharmonic e la North Czech Philharmonic, la Dubrovnik Symphony Orchestra, la National Symphony Orchestra dell’Ucraina, la Buenos Aires Philharmonic, la Slovak Sinfonietta, l’Antalya State Symphony Orchestra, la Bogota Philharmonic Orchestra, la Oberlin Symphony Orchestra e la John Hopkins Symphony Orchestra negli Stati Uniti e molte orchestre in Cina, Hong Kong e Taiwan. Nel Maggio del 200 il Maestro Fan si è classificato secondo all’International Sibelius Conducting Competition in Finlandia ed è stato premiato con la menzione speciale della giuria. Il rinomato direttore Esa-Pekka Salonen, allora presidente di giuria fu estremamente impressionato dall’interpretazione della Sagra della Primavera di Stravinskij restituita dalla direzione di Fan. Il premio gli ha poi permesso di continuare gli studi con il Maestro Salonen. Tao Fan è stato premiato in molti altri concorsi internazionali e le sue molteplici registrazioni gli sono valse più volte critiche positive ed entusiaste. 



Marco Giani

Clarinetto solista

 

Primo clarinetto dell’orchestra I Pomeriggi Musicali, Marco Giani si è diplomato con il massimo dei voti e la lode con il M° Bulfone e si è successivamente laureato con 110 e lode presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano sotto la guida del M° Magistrelli. Vincitore in numerosi concorsi nazionali e internazionali, si è inoltre distinto tra i finalisti (unico italiano ammesso) del prestigioso Concorso Internazionale di Musica ARD di Monaco di Baviera 2012. Ha collaborato con numerose orchestre, tra le quali: l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, la Shleswig Holstein Musik Festival Orchester in Germania, l'Orchestra del Verbier Festival in Svizzera, la Filarmonica del Teatro Verdi di Trieste, l’Orchestra Regionale Toscana di Firenze, l’Orchestra Cherubini di Piacenza e Ravenna, esibendosi sotto la direzione di importanti direttori quali Gatti, Muti, Eschenbach, Zacharias, Gergiev. Ha suonato in alcune fra le più importanti sale concertistiche in tutta Europa, in Canada e negli USA quali: Musikverein di Vienna, Semperoper di Dresda, Konzerthaus di Berlino, Louise M. Davies Symphony Hall di San Francisco, Toronto Roy Thomson Hall, Carnegie Hall di New York. In qualità di solista si è esibito con importanti orchestre quali: l’Orchestra I Pomeriggi Musicali, la Münchener Kammerorchester (ARD), i Kapelle Dresden Solisten, e importanti direttori fra cui: Walter Weller, Andry Yurchevich, Helmut Branny. Nel 2016 è stato solista in Germania con la Deutsche Staatsphilharmonie Rheinland-Pfalz.


Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.

 

 

 



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