ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

75ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali - Anniversari



Direttore: George Petrou

Pianoforte: Alexander Kobrin

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in Sol Maggiore op. 58

I: Allegro moderato

II: Andante con moto

III: Rondò: Vivace

***

Franz Schubert (1797-1828)

Sinfonia n. 2 in Si bemolle Magiore D 125

I: Largo – Allegro vivace

II: Andante

III: Menuetto. Allegro vivace

IV: Presto



La composizione del Quarto concerto risale all’inverno 1805-06 e, dopo una prima esecuzione privata l'anno successivo nella dimora del conte Lobkowitz, uno dei principali patroni del compositore, fu presentato ufficialmente al pubblico nel 1808 al Theater an der Wien con Beethoven come solista al pianoforte (questa fu l'ultima sua comparsa in pubblico in tale ruolo). Nella stessa occasione furono eseguiti la Quinta e la Sesta sinfonia, parte della Messa in Do maggiore, la Fantasia corale e l’aria da concerto “Ah, perfido”, ciò che ci può dare un’idea della durata da maratona dei concerti di allora, verosimilmente almeno doppia rispetto alla media di oggi. Il carattere, l’entità, la potente ispirazione sia della parte solistica sia dell’impianto orchestrale di questa composizione hanno contribuito alla definizione di un nuovo genere musicale, il “concerto sinfonico”. Prende così l'avvio, sulla base di nuovi valori estetici e tecnici, la fusione tra sinfonia e concerto per pianoforte, al quale sono aggiunti tratti di tale respiro sinfonico da far confondere o semplicemente fondere i due generi. E per dare la misura di questo cambiamento faccio riferimento a una caratteristica che non può non colpire il pubblico: il singolare attacco del pianoforte che, dopo aver aperto da solo, rimane a lungo in silenzio ad ascoltare l’orchestra (o a riflettere su come avrebbe potuto eseguire meglio la sua parte, come sosteneva spiritosamente un grande pianista...). Ma la grande svolta - per la verità preannunciata già nel Terzo concerto, di poco precedente – riguarda anche un altro aspetto fondamentale. Con questa nuova formulazione del concerto solistico, concepito quasi come una sfida di portata titanica, si apre definitivamente una nuova strada del pianismo, quella che trasforma il solista in un eroico esploratore, e dopo il prevedibile successo nell'impresa, in un vero e proprio idolo, verso il quale si proietta il desiderio di successo e di gloria dei singoli spettatori che in lui incarnano le proprie ambizioni. Non è una interpretazione mia, ovviamente, la si deve a un grande sociologo della musica, Theodor Adorno, i cui testi sono a volte di inarrivabile complessità e non esenti da contraddizioni, ma altre, come in questo caso, a dir poco illuminanti e rivelatori per il musicofilo, un po' come per l'alpinista l'aver raggiunto la vetta della montagna.

 

Schubert scrisse la Sinfonia N. 2 tra il dicembre 1814 e marzo 1815 dedicandola a Innocenz Lang, il direttore del convitto della città viennese che Schubert aveva frequentato tra il 1808 e il 1813. Non si sa se essa sia stata eseguita o se l'autore non l'abbia mai ascoltata durante la sua esistenza. Di certo fu ripresa nel 1877, quasi cinquant'anni dopo la sua morte, quando il musicologo inglese George Grove fece eseguire a Londra tutte le sinfonie di Schubert. Poco più tardi trovò anche la sua prima pubblicazione (1884) nell'opera omnia schubertiana curata da Johannes Brahms. La critica successiva si è esibita in giudizi di segno contrastante riguardo alle sue prime opere sinfoniche: da chi vi ha visto una sensibilità profetica e la capacità di presagire tutti i fondamentali canali espressivi del nascente romanticismo, come Dvořák, che riconosceva alle sue prime sinfonie “originalità inventiva nella formulazione delle melodie... nell’armonizzazione degli accordi... nei dettagli dell’orchestrazione”, a chi la pensava invece decisamente all’opposto, come Brahms stesso, che ha dichiarato semplice rispetto per questo repertorio, ritenendo che tali sinfonie “non vadano pubblicate ma conservate solo per pietà”. Come sempre, i gusti sono vari; figuriamoci quelli degli artisti. Tuttavia l'accostamento tra il concerto di Beethoven e questa primizia schubertiana giunge quanto mai opportuno per riprendere il discorso in precedenza avviato riguardo al cambiamento di ruolo del musicista, e del compositore e solista in modo particolare, avvenuto a inizio Ottocento. Qui, al di là dei contenuti strettamente musicali, di grande grazia e semplicità, è la figura del compositore che rientra ancora in una dimensione artigianale, prima ancora che sopraggiunga quell'impeto creativo e innovativo che contraddistingue spesso l'arte occidentale, per le ragioni che ho esposto nella presentazione del primo concerto della stagione. Dunque il giovane Schubert si muove ancora nel solco sicuro della tradizione classica, e forse persino scolastica; ma come sappiamo più avanti sarà proprio lui a fare un balzo in avanti con la sperimentazione della sua produzione cameristica e sinfonica, con le sua conquiste espressive contenute nelle ultime sonate per pianoforte, nel quintetto "la trota", come pure nella sinfonia "incompiuta", nelle musiche di scena per Rosamunde, e soprattutto nei due cicli liederistici, La bella molinara e Viaggio d'inverno. E se anche Schubert non sarà mai comparabile alla smania di sperimentatore di un Beethoven, pure si dovrà a lui l'aver raggiunto altre cime, forse meno ardite, ma pur sempre di bellezza inarrivabile (per chi avesse letto il saggio di Sachs suggerito a suo tempo nella stessa presentazione, tra i due compositori viennesi corre la differenza che questi riconduce al concetto di ethos e pathos, con la precisazione che "i due concetti indicano il percorso che intercorre tra l'uno e l'altro dei due poli, piuttosto che i poli stessi").

 

note a margine di Renato Meucci


M° George Petrou

Direttore d'orchestra


Nato in Grecia, George Petrou è considerato uno dei più sensibili interpreti del repertorio Barocco, arrivando ad abbracciare anche la musica del XVII° e XIX° secolo, fino al contemporaneo. Riceve una nomination ai Grammy Award ed è vincitore del premio Echo Klassik "miglior disco dell’anno 2008" con l’incisione di Tamerlano con MDG. L’Associazione dei Critici Musicali Greci l’ha premiato “Artista dell’anno” (1998) e nel 2006 ha ricevuto a Napoli il premio Sebetia-Ter.

È Direttore Artistico dell’Orchestra Armonia Atenea di Atene, con la quale collabora intensamente sia in tour che in campo discografico. Nel corso delle stagioni è stato regolare ospite di teatri quali: Oper Leipzig, Théâtre de Capitole a Tolosa, Opera di Strasbourg, Opera di Nizza, Theater an der Wien, Opera di Losanna, Opera di Seoul, Petruzzelli di Bari, Verdi di Trieste, Theatre Champs Elysees, l’Opera Royale a Versailles, Opera Reale di Stoccolma, Greek National Opera a cui si aggiungono i prestigiosi Festival di Salisburgo, BBC Proms a Londra, Klara Festival a Bruxelles, Festival Händel ad Halle e Karlsruhe, dirigendo prestigiose orchestre.

Dalla stagione 2021-22 sarà il nuovo direttore artistico del Festival Händel di Göttingen. Recentemente è stato ammesso alla Royal Academy of Music di Londra (ARAM) ed è stato nominato “Chevalier de l'ordre des Arts et des Lettres" dal Governo Francese.

 

Alexander Kobrin

Pianoforte solista

 

Definito dalla BBC il “Van Cliburn dei nostri tempi”, il pianista Alexander Kobrin si colloca fra gli interpreti di primissimo piano oggi nel mondo. Il New York Times lo ritiene una preziosissima guida alle visioni ultraterrene e spirituali della musica di Schumann, in grado di esplorarne gli angoli più ombrosi così come le infiorescenze, il tutto riprodotto in lussuosi ritratti. La sua esecuzione del Secondo concerto per pianoforte di Brahms con la Syracuse Symphony Orchestra, sempre a New York, è stata salutata dalla critica come una pietra miliare nella vita musicale della città americana. L'esperienza di ascoltare Alexander Kobrin dal vivo è stata descritta al meglio da Nick Rogers: "L'abbagliante destrezza di Kobrin è sicuramente supernaturale da vedere, ma il suo talento e la sua esecuzione sono assolutamente umani". Nel 2005 Alexander Kobrin vinse il primo premio al Concorso Van Cliburn, dopo aver ottenuto lo stesso riconoscimento ai Concorsi Busoni di Bolzano, a Glasgow e all’Hamamatsu. Pochissimi pianisti al mondo possono vantare un Palmarès di questa natura. Da allora l’artista è ospite della New York Philarmonic, della Tokyo Philarmonic, della Russian National Orchestra, della Berliner Symphony, della Swedisch Radio Symphony, della Birmingham Symphony, della Warsaw Philarmonica, della BBC Symphony, della Suisse Romande, collaborando con direttori quali Michail Pletnev, Vassily Petrenko, Yuri Bashmet, Mark Elder, Mikhail Jurowsky, James Conlon, Claus Peter Flor, Alexander Lazarev. L’interprete ha tenuto recital all’Auditorium del Louvre a Parigi, alla Salle Gaveau, alla Wigmore Hall, alla Philarmonia di Berlino, all’Herkulesaal di Monaco, alla Sala Grande del Conservatorio di Milano, all’Avery Fischer Hall di New York. È stato ospite di prestigiosi Festival in Europa e in America- La Roque d’Antheron, il Busoni Festival, il Festival della Ruhr, il Ravinia ed ha effettuato numerose tournée in Cina, Giappone e Taiwan. L’interprete ama dedicare una parte del proprio tempo anche all’attività didattica, svolta inizialmente all’Accademia Gnessin di Mosca, alla Steinhardt School dell'Università di New York e attualmente alla prestigiosa Eastman School of Music di Rochester, NY. Kobrin è stato invitato anche come membro di giuria nei Concorsi Busoni di Bolzano, al Hamamatsu International Piano Competition, al Neuhaus International Piano Festival di Mosca e altri. Il pianista ha inciso vari Cd per le etichette Harmonia Mundi, Quartz e Centaur. Un suo album dedicato a Schumann è stato inserito dalla rivista Fanfare Magazine fra i 5 migliori dischi del 2015 e il Gramophone Magazine, recensendo un suo Cd per Harmonia Mundi dedicato alla seconda sonata di Rachmaninov, proposta nella revisione del 1931, ne elogia, al di là del virtuosismo tempestoso, la capacità di cogliere le più nascoste profondità ipnotiche della partitura. L’artista è nato a Mosca nel 1980 e ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di cinque anni alla celebre Scuola Speciale di Musica Gnessin, perfezionandosi successivamente al Conservatorio Tchaikovsky con eminenti docenti quali Tatiana Zelikman e Lev Naumov.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali


27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokof’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.



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