ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
La stagione
Musica Classica e Sinfonica 

75ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali - Anniversari



Direttore e violino: Sergej Krylov

Orchestra I Pomeriggi Musicali

PROGRAMMA

Anniversari III: Max Bruch


Sergej Prokof’ev (1891-1953)

Sinfonia n. 1 in Re Maggiore op. 25 “Classica”

I: Allegro

II: Intermezzo: Larghetto

III: Gavotte: Non troppo allegro

IV: Finale: Molto vivace

 

Max Bruch (1838-1920)

Concerto per violino e orchestra n. 1 in sol minore op. 26

I: Vorspiel: Allegro moderato

II: Adagio

III: Finale: Allegro energico

***

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n. 3 in Mi bemolle Maggiore op. 55 “Eroica”

I: Allegro con brio

II: Marcia funebre: Adagio assai

III: Scherzo: Allegro vivace

IV: Finale: Allegro molto


Il primo dei brani in programma, la sinfonia “Classica” di Prokof’ev, si presta in modo particolare per riproporre il mio tormentone sulla scarsa portata degli eventi biografici nella produzione artistica di un compositore. Basterebbe dire che il carattere spensierato e perfino soave di questa musica mal si sposa con gli avvenimenti contemporanei, visto che fu composta tra il 1916 e il 1917, e poi eseguita per la prima volta nell’aprile dell’anno successivo, ovvero nel bel mezzo della rivoluzione bolscevica. Possiamo immaginare un Prokof’ev lieto e ben felice degli eventi, che nel pieno della Rivoluzione d’ottobre e di quella successiva di febbraio produce una sinfonia così equilibrata? No, perché se ne andò dalla Russia proprio allora e rientrò nel suo paese solo 18 anni dopo. Beh, forse sarebbe meglio dire che questi eventi non c’entrano nulla con lo stile e il contenuto di ciò che l’artista veniva componendo. Solo così si spiega l’aulica serenità classica di questa composizione, che deliberatamente si rifà all’esempio di Haydn e che vorremmo considerare come un vero e proprio capolavoro della modernità, e forse – non da ultimo – il modello, o uno dei modelli, cui si ispirò Stravinskij all’inizio del proprio periodo “neoclassico”, avviatosi non molto dopo l’arrivo a Parigi di Prokof’ev. La sinfonia si apre con un Allegro in forma sonata, cui segue un piacevole Larghetto dominato da un tema sognante e idilliaco; celeberrima la Gavotta che costituisce il tempo di danza, sostituendosi al Minuetto che ci si poteva invece aspettare, e che verrà riutilizzata molti anni più tardi nel balletto Romeo e Giulietta. La composizione si conclude con un Finale molto vivace che imprime un ulteriore slancio di energia e movimento a questa sinfonia per molti versi avulsa dalla linea compositiva dell’artista russo, non da ultimo proprio per la sua vivacità e atmosfera emotiva.

 

Il 1° Concerto per violino in sol minore del compositore e direttore d'orchestra Max Bruch, è uno dei pochi suoi lavori che vengono ancora eseguiti con regolarità. Infatti, nonostante la popolarità del compositore nel corso della sua vita, che potrebbe essere paragonata a quella di Brahms, egli fu tuttavia rapidamente dimenticato dopo la morte, tranne per questo concerto e poche altre opere. Una prima versione (oggi non più conservata) fu eseguita per la prima volta a Coblenza il 24 aprile 1866 sotto la direzione del compositore, con Otto von Königslöw come solista. Bruch in seguito elaborò un'altra versione insieme con il grande violinista tedesco Joseph Joachim, cui essa è dedicata, cambiando in particolare i due movimenti esterni e dando ampia possibilità di mettere in mostra le doti virtuosistiche del protagonista. Con Joachim in veste di solista, questa versione fu eseguita per la prima volta a Brema il 5 gennaio 1868 sotto la direzione di Carl Martin Reinthaler. Il primo concerto per violino di Bruch, per la melodia espressiva, la sonorità complessiva e la chiara struttura dell'opera, è oggi reputato alla stregua degli altri famosi concerti per violino del secondo Ottocento, in particolare quelli di Brahms e Felix Mendelssohn Bartholdy. Tuttavia, sebbene Max Bruch fosse inizialmente molto soddisfatto del successo di questo brano, nel corso del tempo lo avvertì come un pesante fardello, poiché l'intera attenzione del pubblico si concentrò su di esso mentre la restante musica di Bruch, incluso il secondo e il terzo concerto per violino, finirono quasi del tutto trascurati.

 

La Terza sinfonia – come leggerete in tutte le storie della musica – sarebbe stata concepita con una dedica a Napoleone (peraltro scritta in italiano) che in un secondo momento, dopo la decisione di quest’ultimo di farsi eleggere imperatore, Beethoven avrebbe deciso di cancellare. Questa celeberrima, quanto fantasiosa circostanza è stata tramandata dalla prima biografia completa di Beethoven, pubblicata nel 1838 dal suo ex-allievo Ferdinand Ries e dal medico Franz Wegeler. Peccato che lo stesso Ries si fosse espresso in tutt’altri termini all’epoca della composizione della sinfonia, quando, in veste di segretario collaboratore di Beethoven, scrisse all’editore Simrock di Bonn una lettera che forse vi deluderà se vi siete fatta un’idea idillica e disinteressata del grande compositore, ma che invece aiuta a comprendere come egli possa essere stato il primo grande musicista a guadagnarsi da vivere senza essere alle strette dipendenze di nessuno. Ecco il testo di Ries (22 ottobre 1803): “[Beethoven] avrebbe molto piacere di dedicare la stessa a Bonaparte, se non fosse che [il principe] Lobkowitz la vuole avere da sei mesi e vuole dargli 400 fiorini, e pertanto verrà [solo] chiamata Bonaparte”. Si trattava dunque di una dedica a pagamento per il principe austriaco Lobkowitz, una prassi che a leggere le lettere di Beethoven risulta perfettamente comprensibile, e la prospettiva di un lauto compenso contava dunque per lui ben più di ogni altra considerazione, tanto più di quelle politiche. Niente di nuovo sotto il sole, neanche sul versante beethoveniano (per gli addetti ai lavori: so bene che circolano versioni edulcolorate di questa missiva di Ries, ma l’originale tedesco è a disposizione di tutti per un’attenta verifica).


note a margine di Renato Meucci


M° Sergej Krylov

Direttore d'orchestra e violino


L’effervescente musicalità, il virtuosismo strabiliante come raffinato strumento sempre al servizio dell’espressività, l’intenso lirismo e la bellezza del suono, sono solo alcuni elementi che hanno reso Sergej Krylov uno dei più rinomati artisti del panorama internazionale. Negli ultimi anni il violinista russo è stato ospite delle principali istituzioni musicali e ha collaborato con orchestre quali la St. Petersburg Philharmonic, le orchestre London Philharmonic e Royal Philharmonic, la Russian National Orchestra, la Mariinskij Orchestra, la Filarmonica della Scala, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Deutsches Symphonie-Orchester e la Konzerthausorchester di Berlino, la Budapest Festival Orchestra, l’NHK Symphony Tokyo e la Staatskapelle Dresden. Tra i maggiori direttori con cui Krylov ha lavorato figurano Michail Pletnëv, Dmitrij Kitajenko, Vasily Petrenko, Valerij Gergiev, Andrej Borejko, Vladimir Jurowskij, Fabio Luisi, Roberto Abbado, Yuri Temirkanov, Vladimir Ashkenazy, Dmitry Liss, Yuri Bashmet e Michał Nesterowicz. Nell’ambito della sua attività Krylov dedica molto spazio alla musica da camera collaborando con partner quali Denis Matsuev, Nikolaj Luganskij, Itamar Golan, Michail Lifits, Bruno Canino, Boris Berezovsky, sia in gruppi allargati suonando con artisti quali Elena Baškirova, Yuri Bashmet, Maxim Rysanov, Alexander Kniazev. Oltre alle registrazioni per EMI e Melodya, ha pubblicato recentemente due dischi con Deutsche Grammophon. Nell’ottobre 2016 ha eseguito in prima mondiale il Concerto per violino e orchestra di Ezio Bosso, ora disponibile in CD per Sony, ed è stato chiamato da Krzysztof Penderecki per registrare il suo Concerto per violino Metamorphosen nell’ambito di un vasto progetto che prevede la registrazione integrale di tutte le sue opere con la direzione del compositore stesso. Krylov è direttore musicale della Lithuanian Chamber Orchestra con la quale ama esplorare un repertorio molto ampio che spazia dal barocco alla musica contemporanea, nel doppio ruolo di direttore e solista.

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali


27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokof’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di  Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.



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